Questo sito utilizza cookie. Proseguendo la navigazione si acconsente al loro impiego in conformitą alla nostra Cookie Policy.
Informativa estesa         

Persone con disabilitą

A cura di Ledha

Archivio notizie

11/12/2018

Donne con disabilitą: basta silenzi su violenza e abusi

Tra le oltre 450 donne che hanno compilato il questionario "VERA" (promosso da FISH e Differenza Donna) una su tre ha subito una qualche forma di violenza

Violenze, abusi, molestie sono fenomeni assai diffusi fra le donne con disabilità in modo ancora più frequente di quanto lo siano per le donne che non hanno disabilità. Questo è un dato già evidenziato da anni dall’Istat (l’Istituto nazionale di statistica) ed è oggetto di un ulteriore approfondimento lanciato dalla FISH-Federazione italiana per il superamento handicap e dall’associazione “Differenza Donna”. I primi risultati emersi dall’indagine denominata VERA (Violence emergence, recognition and awareness) sono stati presentati martedì 11 dicembre a Roma durante l’incontro “Donne con disabilità, violenze e abusi: basta silenzi!”. 

Sono 476 i questionari già compilati da altrettante donne con differenti disabilità, provenienze geografiche, occupazioni, età e titoli di studio. Quasi una su tre (153 donne, pari al 32,1%) ha subito una qualche forma di violenza da parte del partner attuale o di un ex, di un familiare, di un conoscente, di uno sconosciuto o di un operatore.

Ma se si considerano le domande inerenti le singole forme di violenza (isolamento, segregazione, violenza fisica e psicologica, molesti sessuali, stupro, privazione del denaro) si nota che a rispondere affermativamente sono 314 donne su 476, pari al 66% del totale. Quindi il doppio rispetto a quanto rilevato usando la definizione generica di “una qualche forma di violenza”, ad indicare che molto spesso le stesse donne fanno fatica a riconoscere e definire come “violenza” un atto che le danneggia ma che non sia di natura prettamente fisica o sessuale.

In otto casi su dieci, gli autori delle violenze sono persone note alla vittima, con diversi gradi di vicinanza. Nel 50% dei casi si stratta del partner (attuale o passato) o di un altro familiare, nel 22% dei casi si tratta di un conoscente, nel 7,5% di un operatore (termine che una persona che assiste professionalmente la donna con disabilità, badanti, assistenti personali, operatori sociali, terapisti, o anche educatori o altro personale). Nel restante 20,9% dei casi l’autore della violenza è uno sconosciuto.

Un approfondimento sulla debolezza dell’impianto normativo e delle azioni giurisdizionali e anche amministrative è stato proposto da Sara Carnovali, dottoressa di Ricerca in Diritto costituzionale e autrice del recente e puntualissimo volume “Il corpo delle donne con disabilità” (ed. Aracne 2018). Decisa la valutazione: le donne con disabilità non sono contemplate in nessuna norma avente valore giuridicamente vincolante. Un problema centrale, giuridico e politico, di reale implementazione dei principi del dettato costituzionale e degli atti internazionali sui diritti umani nel nostro ordinamento.

E sul fronte UE le preoccupazioni sono del tutto omogenee. Ne ha espresso bene il contesto e le raccomandazioni Gunta Anča, donna con disabilità, vice presidente di European Disability Forum e membro del Comitato Economico e Sociale Europeo (CESE), organismo per il quale è stata la relatrice del parere sulle donne con disabilità in Europa che al centro pone il contrasto agli abusi, alle violenze, alla discriminazione multipla. Ed è su quest’ultima che Anča rileva come anche a livello di indicazioni UE vi siano alcune debolezze. Ad esempio sia nella “Strategia per le disuguaglianze di genere” sia nella “Strategia sulla disabilità” non c’è riferimento specifico alle donne con disabilità e prosegue con un appello: eleggere donne con disabilità durante le consultazioni -previste per il 2019- per il rinnovo del Parlamento europeo. Attualmente sono poco rappresentate tra Bruxelles e Strasburgo, averle come protagoniste sui banchi del parlamento aiuterebbe a far sentire la loro voce e far conoscere le loro istanze.

In conclusione Nunzia Coppedè, storica esponente di FISH, ha ricordato con decisione come la Federazione abbia segnato un punto di svolta approvando una specifica mozione all’ultimo congresso e ponendo al centro i diritti umani e di pari opportunità delle bambine, ragazze, donne con disabilità di cui l’indagine VERA, il docufilm, le collaborazioni avviate, lo stesso incontro di oggi sono i primi favorevoli esiti. Ma sono solo l’inizio di una strategia più ampia che ha necessità di condivisione e determinazione. Oltre ai dati e alle lacune, si dispone oggi anche di atti di orientamento a partire dal Secondo Manifesto sui diritti delle Donne e delle Ragazze con Disabilità nell’Unione Europea.

 

 

Condividi:

FISH - Federazione Italiana per il Superamento dell'HandicapLedha - Lega per i diritti delle persone con disabilitą

Ledha Via Livigno, 2 - 20158 Milano :: tel. 02 6570425 :: info@ledha.it

Informativa sull'uso dei cookie

Realizzato da Head&Hands & MediaDesign