Questo sito utilizza cookie. Proseguendo la navigazione si acconsente al loro impiego in conformitÓ alla nostra Cookie Policy.
Informativa estesa         

Persone con disabilitÓ

A cura di Ledha

Ultime opinioni

28/11/2017

Il principio di responsabilitÓ

Di Giancarlo Onger

Le norme che tutelano l'inserimento scolastico degli alunni con disabilitÓ ci sono. Ma manca un'assunzione di responsabilitÓ collegiale, di condivisione e delle alleanze. Dentro e fuori le aule scolastiche

Sono stato invitato ad intervenire nel dibattito sulle tematiche sollecitate dal libro di Daniele Novara, “Non è colpa dei bambini”. Per rispondere ad hoc dovrei scrivere un libro anch’io, ma temo di non trovare l’editore. Mi limito perciò a ripassare la normativa scolastica che è una grande risorsa se applicata correttamente. È un ripasso utile perché recentemente il dibattito sembra essersi arenato. Siamo entrati in una fase in cui si dibatte molto di commi e di acronimi e molto poco di didattica e di pedagogia.

Ma andiamo con ordine. Nella scuola convergono diverse professioni, soprattutto laddove ci sono in classe bambini, bambine, ragazzi e ragazze con disabilità. Il compito di questi professionisti è quello di lavorare insieme, assumendosi la responsabilità che è prevista dalla deontologia professionale specifica del ruolo che si assume.

Mi servo di due esempi per farmi capire.

Non ho contezza dei compiti professionali dei certificatori, ma credo che anche per loro esista una deontologia professionale che li chiama all’assunzione di responsabilità. Un richiamo a Ippocrate -considerato il padre della medicina- è più che necessario. Ippocrate è famoso per l’approccio alla persona “malata”: “A me non interessa la malattia di quell’uomo -disse-, ma chi è quell’uomo con quella malattia”.

Cesare Moreno, fondatore dell’Associazione Maestri di Strada ha scritto: “Molti denunciano i mali del mondo di fronte ai giovani non perché vogliono assumere delle responsabilità, ma proprio per dire io non c’entro”. E come si fa ad avere fiducia in un adulto che nel darmi il benvenuto per prima cosa mi dice che lui si dissocia” 

Dopo i codici deontologici mi corre l’obbligo di ribadire alcuni riferimenti normativi  fondamentali. Sono necessari per chiarire che la responsabilità educativa, nei confronti di tutti gli alunni, è di tutti gli operatori scolastici. Non si tratta quindi di buona volontà o di buonismo, ma di un dovere declinato chiaramente dalla normativa.

1. La scuola è aperta a tutti
L’art. 34 della Costituzione (1948) è perentorio: “La scuola è aperta a tutti”.  A seguire non ci sono se e ma tali da annullarlo nella sua attuazione. Questo significa che spetta a tutti, appunto, garantire la frequenza attiva agli alunni/e. La parola tutti è sacra e non si presta ad interpretazioni.

Questo significa che l’inclusione è una delle condizioni perché la scuola possa considerarsi tale. È difficile? È faticoso? Sì, è l’uno e l’altro perché il profilo di una persona, e gli alunni sono persone, non può essere rappresentato da un acronimo. La diagnosi, l’acronimo, appunto, sono una misera sintesi, una inaccettabile reductio ad unum, della dinamicità, della complessità della persona che ha diritto ad un approccio olistico. La certificazione, di conseguenza, è il prodotto di un risultato complesso che chiama in campo lo stato di salute della persona, il contesto affettivo, il contesto sociale, il contesto educativo.

2. Contitolarità dell’insegnante di sostegno
La questione è nata insieme alla nascita della figura dell'insegnante di sostegno, vale a dire con la legge 517/77. La CM n 179/79 infatti interviene per precisare il ruolo degli insegnanti in generale e degli insegnanti di sostegno, ma ci vorrà la legge 148/90 per fugare ogni dubbio in ordine alla con-titolarità. La legge 104/92 estende la con-titolarità dell’insegnante di sostegno a tutti gli ordini e gradi. Lo stesso assume tutti i diritti e i doveri e fa parte integrante dell'équipe pedagogica. La responsabilità è da intendersi nei riguardi di tutti gli alunni della classe. Come lo è peraltro per il docente curriculare.

A completamento si precisa che il docente di sostegno è assegnato alla classe e non all’alunno con disabilità.  Questo significa che i circa 150mila insegnanti di sostegno sono una risorsa non indifferente per tutti gli alunni, a patto che il Consiglio di Classe lavori in sintonia. Come peraltro previsto dalla normativa.

3. Il lavoro di rete
Legge 5 febbraio 1992, n. 104. Art. 13. Integrazione scolastica. - 1. L'integrazione scolastica della persona handicappata nelle sezioni e nelle classi comuni delle scuole di ogni ordine e grado e nelle università si realizza, fermo restando quanto previsto dalle leggi 11 maggio 1976, n. 360, e 4 agosto 1977, n. 517, e successive modificazioni, anche attraverso:

a) la programmazione coordinata dei servizi scolastici con quelli sanitari, socio assistenziali, culturali, ricreativi, sportivi e con altre attività sul territorio gestite da enti pubblici o privati. A tale scopo gli enti locali, gli organi scolastici e le unità sanitarie locali, nell'ambito delle rispettive competenze, stipulano gli accordi di programma di cui all'articolo 27 della legge 8 giugno 1990, n. 142.

4. L’autonomia scolastica
DPR 8 marzo 1999, n. 275. Art. 4: Autonomia didattica.
1. Le istituzioni scolastiche, nel rispetto della libertà di insegnamento, della libertà di scelta educativa delle famiglie e delle finalità generali del sistema, a norma dell'articolo 8 concretizzano gli obiettivi nazionali in percorsi formativi funzionali alla realizzazione del diritto ad apprendere e alla crescita educativa di tutti gli alunni, riconoscono e valorizzano le diversità, promuovono le potenzialità di ciascuno adottando tutte le iniziative utili al raggiungimento del successo formativo.

2. Nell'esercizio dell'autonomia didattica le istituzioni scolastiche regolano i tempi dell'insegnamento e dello svolgimento delle singole discipline e attività nel modo più adeguato al tipo di studi e ai ritmi di apprendimento degli alunni. A tal fine le istituzioni scolastiche possono adottare tutte le forme di flessibilità che ritengono opportune…  

5. Il docente inclusivo
Vi propongo un interessante profilo del docente inclusivo che pochi conoscono. Il docente inclusivo possiede:

“Competenze disciplinari, psicopedagogiche, metodologico-didattiche, organizzativo-relazionali e di ricerca, documentazione e valutazione tra loro correlate ed interagenti, che si sviluppano col maturare dell'esperienza didattica, l'attività di studio e di sistematizzazione della pratica didattica. I contenuti della prestazione professionale del personale docente si definiscono nel quadro degli obiettivi generali perseguiti dal sistema nazionale di istruzione e nel rispetto degli indirizzi delineati nel piano dell’offerta formativa della scuola”.

L’ho proposto sovente negli incontri formativi e ho sempre raccolto pareri molto positivi. Ma quando ho svelato che è esattamente ciò che è scritto nell’art. 27 del CCNL (2006/2009 e ancora in auge), vi assicuro che è stata per tutti una sorpresa inaspettata. Peraltro Le Linee guida per l’integrazione scolastica del MIUR (4 agosto 2009) precisano: “E’ ormai convinzione consolidata che non si dà vita ad una scuola inclusiva se al suo interno non si avvera una corresponsabilità educativa diffusa e non si possiede una competenza didattica adeguata ad impostare una fruttuosa relazione educativa anche con alunni con disabilità”.

Contributo critico
Quello che ho voluto evidenziare non è il libro dei sogni, anche se sognare è un’attività necessaria. Ho voluto semplicemente sottolineare che ci sono precisi strumenti normativi che non possiamo trascurare. Faccio notare che nel 2016, a seguito delle nuove assunzioni, il rapporto tra docenti ed alunni è nella primaria di 1 docente ogni 9,5 alunni; nella secondaria gli alunni sono 9,83 per ogni insegnante. (Fonti MIUR). È il rapporto più basso in Europa a fronte di Nazioni in cui si raggiunge il rapporto 1/15.

C’è il MIUR che ha come primo obbligo quello di rispettare l’autonomia scolastica e ci sono i DS che devono far funzionare i loro Istituti come consente loro l’autonomia scolastica. La sintesi è molto semplice: le norme ci sono, ma manca un’assunzione di responsabilità collegiale, di condivisione e alleanze strategiche, all’interno e all’esterno della scuola, nell’affrontare la sfida educativa con il fine di garantire la più alta qualità possibile dell’offerta formativa a tutti gli alunni.

In conclusione
Penso che nessuno possa dubitare della necessità, nelle professioni di aiuto, che le Istituzioni, le figure professionali coinvolte, debbano contaminarsi per essere efficaci ed efficienti, per economizzare le risorse umane e finanziarie. Per farmi capire meglio e a mo’ di conclusione, mi avvalgo della testimonianza di un bambino dell’Africa settentrionale:

“In una scuola materna, frequentata da molti bambini maghrebini, le maestre hanno deciso un giorno di preparare il couscous. Hanno cercato la ricetta “originale” per cucinarlo secondo la tradizione. I bambini erano contenti. Poi la maestra ha chiesto a un piccolo marocchino. “Ti piace ?”. “Sì”. “È come quello che fa tua mamma?”. “Quello di mia mamma è più buono perché mette uno strato di couscous e uno di tortellini, uno di couscous e …” 

(Marco Aime, Eccessi di cultura, Einaudi, 2004)

 

 

Condividi:

FISH - Federazione Italiana per il Superamento dell'HandicapLedha - Lega per i diritti delle persone con disabilitÓ

Ledha Via Livigno, 2 - 20158 Milano :: tel. 02 6570425 :: info@ledha.it

Informativa sull'uso dei cookie

Realizzato da Head&Hands & MediaDesign