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Persone con disabilità

A cura di Ledha

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14/02/2018

Perché sono intollerante agli aggettivi

Di Giovanni Merlo

Cosa succede quando un bambino scopre un disturbo neurologico? Può capitare che tutti imparino a gestire quella situazione e tutti siano meglio. Oppure ci sono i "bambini difficili"

Da dove vengono i bambini difficili di cui parla Massimo Gramellini nel suo "Caffè" di martedì 13 febbraio?

Premessa: sono intollerante agli aggettivi.

A un certo punto della vita scopri di avere un disturbo neurologico. Se sei un bambino, di solito se ne accorgono prima i tuoi genitori. In ogni caso è sempre una rogna: un disturbo neurologico, qualunque cosa voglia dire, non è una passeggiata. Può capitare (più spesso di quanto non immaginiamo) che i tuoi genitori cerchino e trovino: bravi medici, bravi insegnanti, bravi educatori. E che, tutti insieme, capiscano le fatiche di quel bambino ma anche che quella fatica non è tutto di quel bambino.

Capita anche che, tutti, imparino: come si possa “curare” quel disturbo ma soprattutto come si possa fare in modo che quel bambino possa giocare e crescere come gli altri e, soprattutto, insieme agli altri. Basta cambiare qualche regola, modificare il modo di fare lezione, usare il giusto tono di voce, scegliere un gioco piuttosto che un altro. Non è che tutto sia rose e fiori: a volte può essere persino difficile. Ma poi si scopre che tutti stanno bene e che tutti stanno meglio. E nessuno è considerato difficile.   

A volte capita (più spesso di quanto non immaginiamo) che  invece quei genitori non incontrino nessuno, o quasi. Il bambino arriva a scuola e ci mette poco a scoprire che quello non è un buon posto per lui: perché quando fa fatica, viene sgridato. E lui in quella scuola fa fatica spesso. Quando un bambino sta male, in genere piange e poi urla.  Se nessuno ti capisce, se ti senti messo in un angolo, allora ti senti in pericolo e reagisci. Reagisci come puoi e come riesci, magari usando i pugni sulla tua testa o su quella degli altri.

È allora che diventi un bambino difficile: qualcuno invoca punizioni esemplari altri il ritorno alle scuole speciali. E così perdiamo tutti.

Conclusione: sono intollerante agli aggettivi, perché i bambini difficili non esistono.

 

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