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Persone con disabilità

A cura di Ledha

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11/06/2018

Disabilità, è necessaria un'alleanza tra donne

Di Silvia cutrera

Nel corso dell'ultimo congresso FISH, è stata approvata una Mozione dedicata a donne e ragazze con disabilità. Un importante passo avanti. Ecco perché

Si è svolto a Roma il 26 e 27 maggio scorso il congresso FISH-Federazione italiana superamento handicap un’occasione per approfondire temi fondamentali quali isolamento e segregazione, protezione sociale basata sui diritti umani, multi discriminazione di genere. Già nello slogan “Liberi di scegliere, liberi di decidere, liberi, fra donne e uomini liberi” il riferimento alle donne manifestava la volontà di farsi carico di una questione cruciale, non più rimandabile, che ha trovato spazio di approfondimento nella sessione appositamente dedicata da cui è scaturita una Mozione particolare su bambine, ragazze e donne con disabilità che, approvata all’unanimità, impegna la FISH ad avviare importanti azioni politiche.

Rispettare i diritti delle donne
L’auspicato traguardo della parità tra uomini e donne é rintracciabile in numerosi atti normativi, legislazioni, trattati ma quello che rappresenta la base per un’analisi del rispetto dei diritti delle donne è la “Convenzione sull’eliminazione di ogni forma di discriminazione nei confronti della donna” (CEDAW) adottata dall’assemblea Generale delle Nazioni Unite nel dicembre 1979, ratificata e resa esecutiva dall’Italia con legge 132 del 14 marzo 1985. Obiettivo della Convenzione é promuovere una piena partecipazione delle donne allo sviluppo economico sociale politico della società eliminando ogni forma di discriminazione e ostacoli quali povertà, guerra e stereotipi di genere. L’articolo 1 definisce come “discriminazione nei confronti della donna” ogni distinzione esclusione o limitazione basata sul sesso, che abbia come conseguenza, o come scopo, di compromettere o distruggere il riconoscimento, il godimento o l’esercizio da parte delle donne, quale che sia il loro stato matrimoniale, dei diritti umani e delle libertà fondamentali in campo politico, economico, sociale, culturale e civile o in ogni altro campo, su base di parità tra l’uomo e la donna.

Composta da 30 articoli, in altri sono indicati diritti fondamentali per la creazione di una società nella quale le donne abbiano piena uguaglianza, parliamo quindi di diritto al lavoro, di diritti nel lavoro, di diritti relativi alla salute, alla giustizia, alla formazione, alla partecipazione alla vita politica, allo sport.

Per garantire una corretta applicazione della Convenzione é  previsto un Comitato, composto da 23 esperti, che svolge la funzione di analizzare i rapporti quadriennali provenienti dai vari Stati sullo stato di attuazione della Convenzione e formula suggerimenti e raccomandazioni che pur non essendo vincolanti rappresentano linee guida per ottemperare le disposizioni della Convenzione. 
Interessante che, nell’ultimo rapporto presentato dall’Italia riferito al periodo 2012-2017, esaminato dal Comitato nel luglio del 2017,  le Raccomandazioni finali  esprimano la preoccupazione che le stesse donne appartenenti a gruppi svantaggiati, tra le quali elenca le donne con disabilità, siano inconsapevoli dei loro diritti nella cornice della CEDAW e che dunque siano prive delle informazioni necessarie per rivendicare i propri diritti e che sia compito dello Stato  avviare azioni di formazione e campagne informative per renderli esigibili.

Osservazioni Conclusive relative al VII Rapporto periodico dell’Italia *
Donne con disabilità

  1. Il Comitato accoglie con favore l’adozione del Piano d’Azione Nazionale sulla Disabilità ed il Decreto Legislativo 66/2017 sulle norme per la promozione della inclusione scolastica degli studenti con disabilità, cosi’ come la creazione del Centro di Informazione sulle Persone con Disabilità. Comunque, il Comitato è preoccupato circa:
    (a) La discriminazione che incontrano le donne e le bambine con disabilità nell’accesso all’istruzione, al lavoro e alle cure sanitarie, e la loro esclusione dalla vita pubblica e sociale e dai processi decisionali;

    (b) Le minime e spesso non implementate quote per promuovere l’inclusione delle persone con disabilità nel mercato del lavoro aperto;

    (c) Le conseguenze di genere delle politiche attuali dove le donne sono “forzate” a restare a casa come prestatrici di assistenza e cura ad i membri delle loro famiglie con disabilità invece di essere impiegate nel mercato del lavoro;

    (d) Le donne con disabilità vivono una situazione di dipendenza economica, che le pone a rischio di violenza.
  1. Il Comitato raccomanda che lo Stato-parte:
     (a) Adotti misure mirate per promuovere l'accesso delle donne con disabilità all'istruzione inclusiva, al mercato del lavoro aperto, alla salute, compresi i diritti e la salute riproduttiva e sessuale, alla vita pubblica e sociale e ai processi decisionali

    (b) Aumenti ed attui effettivamente le quote nelle società pubbliche e private, per promuovere l'inclusione delle persone con disabilità, in particolare le donne con disabilità nel mercato del lavoro aperto

    (c) Aumenti il sostegno finanziario per permettere alle donne con disabilità di vivere in modo indipendente in tutto il Paese ed avere uguale accesso ai servizi, compresa l'assistenza personale;

    (d) Attui campagne di informazione e fornisca capacitiy-building per i funzionari dello Stato in materia di diritti e bisogni speciali delle donne e delle bambine disabili. 


Una sorellanza tra Convenzioni e fratellanza tra Comitati ONU?
 
La Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità CRPD approvata nel 2006 e ratificata in Italia con la legge 18 del 2009 ha dedicato alle donne con disabilità l’art. 6  proprio per dare risposta al mancato riconoscimento dei diritti delle ragazze e donne con disabilità chiedendo agli Stati di non limitarsi alla sola astensione nell’adozione di azioni discriminatorie ma di promuovere piani di sviluppo, promozione ed emancipazione e far accrescere la consapevolezza delle ragazze e donne con disabilità di essere titolari di diritti specifici e garantire loro canali di comunicazione per far sentire la loro voce. Lo Stato dovrebbe quindi garantire l’empowerment promuovendo l’effettiva partecipazione ai processi decisionali politici considerato che storicamente le ragazze e donne con disabilità ne sono state escluse e che a causa di squilibri di potere hanno subito discriminazioni e hanno avuto meno opportunità di aderire ad organizzazioni politiche o associative.

Le ragazze e donne con disabilità sono soggette a discriminazione multipla, sono più esposte a rischio di violenza, sfruttamento e abuso rispetto ad altre donne, per loro è ostacolato anche il diritto alla salute e ai diritti sessuali e riproduttivi.

Attuare quanto indicato dalla Convenzione è una sfida che richiede volontà politica e risorse ma a quanto pare anche in questo caso l’Italia non è stata promossa. Nell’agosto 2016 il Comitato Onu sui diritti delle persone con disabilità (CRPD), in occasione dell’esame del primo rapporto presentato dal governo italiano sull’applicazione della CRPD in Italia, ha stilato delle Osservazioni che  hanno evidenziato assenza o insufficiente attuazione di quanto previsto negli articoli della Convenzione e richiamato l’Italia ad ottemperare su alcune importanti materie tra le quali  la questione delle donne con disabilità e il colpevole ritardo dell’Italia  per la mancanza di misure rivolte alle specifiche esigenze delle donne con disabilità. Il Comitato ha raccomandato che la prospettiva di genere sia integrata nelle politiche per la disabilità e che la disabilità stessa venga  incorporata nelle politiche di genere.

Il tema del genere e disabilità è sicuramente rilevante e l’art. 6 è stato oggetto nel novembre del 2016 del Commento generale n. 3  a cura del Comitato ONU sui diritti delle persone con disabilità che approfondisce i vari aspetti e fornisce importanti e precise indicazioni per ottemperare al dettato della CRPD.

È necessaria un’alleanza tra donne
Con l’approvazione della mozione sulle bambine, ragazze e donne con disabilità la FISH ha ratificato l’impegno già preso nell’autunno scorso con l’adozione del “Secondo Manifesto sui diritti delle donne e ragazze con disabilità” nell’Unione Europea adottato nel 2011 dall’assemblea generale EDF e la partecipazione alla Manifestazione nazionale contro la violenza nei confronti delle Donne. Un percorso che continuerà con la promozione di partnership con associazioni rappresentative i diritti delle donne, e il lavoro all’interno dell’Osservatorio sulla condizione delle persone con disabilità.

Dopo 37 anni di attività, per la prima volta una donna con disabilità, Ana Peláez Narváez, è stata eletta nel Comitato Onu della “Convenzione sull’eliminazione di ogni forma di discriminazione nei confronti della donna”.  

Ana Pelaez è stata per 7 anni componente del Comitato ONU sui diritti delle persone con disabilità focalizzando il suo lavoro sulle questioni di genere. “Credo che ci sia bisogno di far confluire le tematiche delle ragazze e delle donne con disabilità sistematicamente nel lavoro della Convenzione per l’eliminazione delle discriminazioni contro le donne –ha dichiarato-. Rappresentiamo il 20% della popolazione delle donne nel mondo e tra loro siamo le più povere e costantemente soggette a gravi forme di discriminazione”.

“Voglio concentrarmi sul rafforzamento del lavoro del Comitato CEDAW evidenziando le invisibili multidiscriminazioni che molte donne subiscono e questo significa la proposta di costruire linee guida per gli Stati aderenti per affrontare l’intersezione delle discriminazioni e assicurare che nessuna sia lasciata indietro. Spero di poter svolgere  un ruolo attivo nel favorire la cooperazione tra gli Stati che hanno aderito alla Convenzione in modo che possano apprendere l’un l’altro e adottare un coerente approccio seguendo la stessa direzione nel momento in cui si proporranno simili questioni. Infine credo che si dovrebbe fare di più per rappresentare la dimensione della diversità umana  nel Comitato CEDAW e in particolare includere le persone appartenenti a gruppi ignorati e invisibili come le donne con disabilità. Nulla su di noi senza di noi”.
        

                                           *Adottate dal Comitato nel corso della 67a sessione (3-21 luglio 2017).

Silvia Cutrera

 

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