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Persone con disabilitą

A cura di Ledha

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18/12/2018

Le parole da regalare a Natale

Di Franco Bomprezzi

A volte manca l'idea per un regalo all'ultimo minuto. O mancano i soldi. E allora provo a immaginare un dono un po' diverso, semplice ma importante: il dono delle parole. Che fanno compagnia e riscaldano il cuore

A volte manca l'idea per un regalo all'ultimo minuto. O mancano i soldi, specie quest'anno. E allora provo a immaginare un dono un po' diverso, immateriale, semplice ma importante. Il dono delle parole che fanno compagnia e riscaldano il cuore e illuminano la mente. Proviamo ad appenderle al nostro albero di Natale, in ogni casa nella quale vive una persona con disabilità, qualunque sia il suo handicap, perché alcune parole riguardano tutti, sia chi le pronuncia, sia chi le ascolta e le fa proprie.

Dignità. È il primo pacchetto colorato da infiocchettare e collocare sotto l'albero. Ogni persona ha diritto alla dignità, alla considerazione della propria esistenza, che è unica e irripetibile, anche quando è difficile, anche quando esprimersi in modo autonomo non è possibile. Anche quando il cervello sembra non rispondere perfettamente ai comandi della volontà.

Libertà. Non c'è disabilità che faccia rima con prigione. La libertà è come l'aria, ne abbiamo un bisogno insopprimibile. Ogni volta che non siamo messi in condizione di decidere, di scegliere, di partecipare, di muoverci, è come se subissimo una piccola o grande violenza, una costrizione che riduce la nostra visione del mondo e ci spinge, lentamente, a rinunciare alla sfida dell'esistenza.

Solidarietà. Questo non è un pacchetto, ma una di quelle "sciarpe" d'argento e d'0ro che servono per addobbare l'albero, circondandone i rami verdi. Sembra una parola d'altri tempi, è stata usata troppo spesso in modo improprio, per far credere di essere buoni con chi è più debole. Ma la solidarietà serve, quando diventa rete, quando è concreta e operativa, quando significa: "Io non mi dimentico di aiutarti, tu ricordati di chiedermelo".

Diritti. Questo è il puntale dell'abete. Va messo con cura, e fissato per bene. Senza i diritti le persone sono orfane di dignità, di libertà e di solidarietà. I diritti sono scritti sulla carta, ma vivono nella pelle, nelle azioni, giorno dopo giorno. Si esigono solo quando si conoscono per bene e si accompagnano alle leggi, ai finanziamenti, ai buoni comportamenti. I diritti non si comprano e non si vendono. Esistono. E sono giusti, incontrovertibili, universali.

Partecipazione. Questo è un bel gioco di ruolo, con una scatola piena di pezzi, due dadi, un tavoliere e tante carte da usare. Non si può giocare da soli. Meglio in tanti, ma comunque almeno in due. Senza partecipazione la vita di una persona con disabilità si riduce a una serie di operazioni legate alla sopravvivenza: lavarsi, vestirsi, mangiare, dormire. La vita è altro. E' stare insieme, abituarsi a stare insieme. E' reciproco, e non sempre e facile giocare. E vincere.

Cultura. E' una parola che non sempre si abbina alla disabilità. E dire che siamo pieni di buoni libri, o di film, che ci potrebbero aiutare a capire, a conoscere, fino a stupirci. Nei giorni del Natale non c'è niente di meglio che cercare di saperne di più, perché nessuno è perfetto, e molto spesso dall'ignoranza nascono e si sviluppano i pregiudizi, brutta roba davvero. Mettete almeno un libro sotto l'albero, non ve ne pentirete.

Amore. In ogni forma e in ogni relazione, è la parola chiave del Natale. Lo so che potrebbe sembrare retorica, ma in questo blog ne abbiamo parlato spesso, anche grazie ai vostri racconti. In questi giorni a volte il pensiero dell'amore può suscitare malinconia o nostalgia. Ma questa parola merita comunque di essere tenuta presente, magari come desiderio, come speranza, come messaggio per l'anno che sta per arrivare. Mai dire mai.

Divertimento. Ecco, non dimenticate mai questa parola sotto l'albero. La disabilità non è tristezza, non è solo un fardello di problemi. Tante volte si traduce in ironia, in leggerezza, in gioia, in allegria. E questo avviene quando ci si pone l'obiettivo di vivere in modo normale, per quanto possibile, come tutti. E almeno in questi giorni basta poco. Magari una tombola, come si faceva una volta. O un panettone condito di qualche risata.

Denaro. Non è una parola che mi piaccia particolarmente, specie quest'anno. Tutto è diventato denaro, forse perché non ce n'è a sufficienza. O forse perché i diritti sono tutti monetizzati, contrattati, ridotti a merce di scambio. Ma una volta, quando ero piccolo, c'erano le monete di cioccolato, avvolte in una bella carta dorata. Erano un modo per ricordare che il denaro purtroppo serve. E molto spesso disabilità fa rima con povertà. Perché la disabilità costa, ogni giorno, 365 giorni all'anno.

Lavoro. Più che un regalo è diventato un desiderio, per tante, troppe, persone con disabilità. Appendere questa parola all'albero di Natale è un modo per ricordare che la legge esiste, anche se molti la aggirano, e tanti la ignorano. Il lavoro rende liberi, ma non nel senso macabro che veniva inteso tanti anni fa in Germania. No, proprio sul serio. Il lavoro garantisce autonomia, libertà di scelta, gratificazione personale, rispetto, dignità. Un regalo tira l'altro, insomma.

Felicità. Lo so, adesso mi direte che esagero. Però io un pacchettino piccolo piccolo con su scritto "Felicità", proverei comunque a metterlo sotto l'albero. Non si sa mai. A volte basta un attimo a illuminare una vita. Proviamoci.

Auguri a tutti, amici InVisibili. Buon Natale, davvero.

Articolo già pubblicato sul blog "InVisibili" (CorriereDellaSera.it) il 24 dicembre 2012

 

 

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