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Persone con disabilitā

A cura di Ledha

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10/01/2021

Nel 2020 l'Associazione nazionale subvedenti ha festeggiato i 50 anni di attivitā

"Un occhio non utilizzato č un occhio perso". Questo il monito che ha segnato nel 1970 l'attivitā di ANS nata nel 1970 all'interno della scuola speciale "Antonio Scarpa" di Milano

Pennarelli a punta grossa e quaderni a righe larghe. Erano questi gli strumenti con cui, negli anni Sessanta e Settanta i bambini subvedenti della scuola speciale “Antonio Scarpa” di via Clericetti, in zona Città Studi a Milano, hanno iniziato il loro percorso di emancipazione verso una vita adulta il più possibile autonoma e indipendente. Ed è proprio in quella scuola che affondano le radici di ANS-Associazione nazionale subvedenti, che nel 2020 ha festeggiato i 50 anni di attività. Un edificio costruito secondo criteri architettonici precisi, come la presenza di lucernari e ampie finestre esposte a est, per avere un’illuminazione il più naturale possibile. Ma soprattutto, una scuola gestita sulla base di criteri all’avanguardia per l’epoca: educare i bambini a sfruttare il residuo visivo, per quanto minimo, piuttosto che essere inseriti negli istituti per ciechi e scolarizzati come i bambini non vedenti.


“La scuola è stata fondata dalla dottoressa Ornella Poli Contini, direttrice del Centro di oculistica infantile di via Clericetti -racconta Carla Mondolfo vice presidente dell’Associazione nazionale subvedenti (ANS) e mamma di un ex alunno della scuola “Scarpa”-. Tutte le attività dell’ANS nei suoi 50 anni di attività sono state improntate al suo monito: un occhio non utilizzato è un occhio perso. Abbiamo sempre lavorato per stimolare i bambini e più in generale le persone con disabilità visiva a valorizzare il residuo visivo. Per quanto piccolo”. Per un profano, un residuo visivo di appena un centesimo può sembrare pari a zero, soprattutto se messo a confronto con i mitici “dieci decimi” di chi vede perfettamente. In realtà anche quel centesimo può fare la differenza.

Nel 1970 un gruppo di quei genitori hanno dato vita all’ANS che, per trent’anni ha avuto sede in una classe dell’istituto di via Clericetti, per poi trasferirsi  come ufficio in largo volontari del Sangue e come sezione ipovedenti nella biblioteca di via Valvassori Peroni dove ha sede l’Ausilioteca e dove continua la propria attività a favore delle persone ipovedenti: “Stiamo parlando di circa 1,5 milioni di persone in tutta Italia -sottolinea Carla Mondolfo- uomini e donne che hanno una ridotta capacità visiva, non correggibile causata da patologie o dall’avanzamento dell’età”. 

ANS in questi anni ha continuato a lavorare nel mondo della scuola, offrendo interventi specialistici e personalizzati per l’inclusione scolastica. Inoltre, è attiva in diverse attività di sensibilizzazione sul tema delle barriere architettoniche e percettive, per la costruzione di una cultura diffusa che presti maggiore attenzione alle esigenze di chi vede poco come, ad esempio, indicazioni e scritte chiare e leggibili nei luoghi pubblici. “Abbiamo fatto passare l’idea che le barriere non sono solo quelle architettoniche fisiche, ma anche quelle sensoriali che rendono difficile la vita a una persona non-vedente o ipovedente”, sottolinea Mondolfo.

C’è poi tutto il filone di attività relativo alla tecnologia: pennarelli a punta grossa e quaderni a righe larghe continuano a essere strumenti preziosi, cui si sono aggiunti con il passare degli anni ingranditori, personal computer, lettori digitali e altri strumenti. “Il secondo passo dell’associazione è stato quello di aiutare gli ipovedenti a lavorare con i personal computer -aggiunge Mondolfo-. Abbiamo dato vita al ‘Servizio Tommaso’: un’ausilioteca che offre una consulenza specializzata alle persone con ipovisione per imparare a utilizzare gli ausili tecnologici e soprattutto individuare quelli più adatti alle proprie esigenze”.

Le attività del “Servizio Tommaso” sono garantite da gruppi di volontari che, ogni anno, riescono a seguire circa 200 persone: la maggior parte sono persone adulte che diventano ipovedenti a causa di patologie, in alcuni casi anche a 50-60 anni. “Abituarsi all’uso di questi strumenti richiede tempo -spiega Carla Mondolfo-. Facciamo un primo colloquio e poi prestiamo gli ausili perché le persone li possano usare a casa: un paio d’ore di test non bastano a capire se si tratta dello strumento più adatto. Per questo motivo noi teniamo ausili di tutte le marche presenti sul mercato: a prima vista sembrano tutti uguali, ma al momento dell’uso pratico le variabili sono molte”.   
Le sfide per il futuro (e per i prossimi 50 anni di ANS) sono tante, a partire proprio dalla scuola dove l’attenzione per il tema dell’inclusione continua a restare alta. “In questi cinquant’anni ci sono stati tanti importanti cambiamenti, c’è stata una lenta evoluzione nel modo in cui viene percepita la disabilità, è aumentata l’attenzione delle istituzioni ed è cambiato il linguaggio – conclude Carla Mondolfo-. Tuttavia, il lavoro da fare è ancora tanto per tradurre in pratica i diritti delle persone con disabilità visiva”.

In occasione del proprio cinquantesimo compleanno, ANS ha pubblicato un video animato che ripercorre la storia dell'associazione.

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