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Persone con disabilitÓ

A cura di Ledha

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27/10/2022

Il progetto "Delfino" di Mantova guarda al futuro

Il presidio per l'accoglienza dedicata ai pazienti con gravi disabilitÓ Ŕ attivo presso il "Carlo Poma" dal 2010. Oggi sono pi¨ di 1.600 le persone prese in carico. Un convegno per tracciare un bilancio

La pandemia da Covid-19 ha costretto il “Delfino” di Mantova a rinviare la festa per i suoi primi dieci anni di attività. Per questo motivo il convegno “Il percorso Delfino-Dama. Il servizio dei pazienti con disabilità” in programma domani, venerdì 28 ottobre, vuole essere un’occasione per festeggiare un traguardo importante, tracciare un bilancio sulla strada già percorsa e guardare al futuro. “Abbiamo attivato il percorso Delfino-Dama (Disabled advanced medical assistance, ndr) nel 2010 prendendo a modello l’esperienza dell’ospedale San Paolo di Milano”, spiega Graziella Goi, direttore di Anffas Mantova.

Presso l’ospedale milanese, infatti, dal 2000 è attivo un presidio finalizzato a dare una risposta ai problemi che incontrano le persone con grave disabilità intellettiva e neuro-motoria nell’accesso in ospedale. Ostacoli che, se non vengono superati, si traducono nell’impossibilità di garantire il diritto alla salute. “In quegli anni capitava di rivolgerci al Dama per rispondere alle esigenze di persone che fanno riferimento ai nostri centri -ricorda Goi-. Ma la distanza e le questioni logistiche non erano problemi di poco conto così, io e la dottoressa Valentina Salandini abbiamo iniziato a lavorare per capire in che modo replicare quel modello sul nostro territorio”.

Oggi sono 1.634 le persone con disabilità in carico al “Delfino” presso l’ospedale “Carlo Poma” di Mantova. Il servizio può contare sulla disponibilità di una stanza con due posti letto (uno per il paziente e uno per il caregiver) per il ricovero acuto nel reparto di medicina d’urgenza. A gestire il tutto due medici, quattro infermieri (di cui uno dedicato a prenotazioni e appuntamenti) oltre ai volontari che aiutano le persone con disabilità e le loro famiglie a “districarsi” all’interno degli ospedali e della burocrazia. Come avviene per il “modello” milanese, anche i medici del “Delfino” si fanno carico sia delle urgenze, sia della presa in carico per esami diagnostici e visite specialistiche.

“Quando una persona fa l’accesso al ‘Delfino’ per un esame cerchiamo di collegare più prestazioni, in modo da ottimizzare al massimo i tempi e le risorse, soprattutto quando è necessaria la sedazione -sottolinea Goi-. Inoltre negli ultimi anni, grazie a strumentazioni portatili, abbiamo la possibilità di organizzare le visite e alcuni esami sul territorio: se in un centro ci sono 3-4 persone che hanno necessità, una delle nostre dottoresse pianifica l’uscita. Si tratta di una modalità di intervento che abbiamo sperimentato durante la pandemia da Covid-19 e che si è rivelata molto efficace”.

La speranza di Graziella Goi e di tutto lo staff del “Delfino” è quella di ampliare sempre di più la rete del servizio: “Quella di Mantova è una provincia disagiata dal punto di vista territoriale -spiega-. Dal Comune di Sermide, al confine con il Veneto, al Poma ci sono quasi cinquanta chilometri: in futuro ci piacerebbe attivare un servizio rivolto alle persone con grave disabilità anche all’interno dell’ospedale di Pieve di Coriano, per coprire la zona a destra del fiume Serchia. E fare lo stesso al nosocomio di Castiglione delle Stiviere per dare una risposta agli abitanti delle aree settentrionali della provincia”.

Il programma del convegno è disponibile in allegato

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