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Persone con disabilitÓ

A cura di Ledha

Archivio notizie

16/10/2008

Figli con disabilitÓ: risonanze da tutor

Paolo Aliata, tutor LEDHA della 2░ edizione di "Figli con disabilitÓ", ciclo di incontri per genitori di bambini con disabilitÓ offre alcune riflessioni su cosa sia stato per lui questo percorso.

Siamo quasi alla fine:un invio di una mail del documento in word allo studio grafico perchÚ lo metta in stampa. Poi ancora pochi gesti tecnici: un ultima rilettura delle bozze per vedere se ci sono tutte le virgole e le spaziature....e le parole di testimonianze ed esperienze per e di genitori di bimbi con disabilitÓ si fermeranno nelle pi¨ di cento pagine del volumetto della seconda edizione di "Figli con disabilitÓ" che sarÓ presentato la mattina di lunedý 27 nella Sala Affreschi della Provincia di Milano.

Si fermeranno, penso, solo per un attimo, le parole.

Dopo essersi mosse prima durante gli incontri, nel 2006, del sabato mattino di Usmate Velate, Trezzo e Milano, e poi, nel 2008, di Arcore, Vaprio e Milano, e a Rho, ed infine a Castano. In seguito scivolate dalle cassette o dai file audio ai testi sbobinati, e da lý approdate alle pagine del testo, attraverso gli occhiali di chi li ha lette e rilette per poterne conservare il pi¨ possibile il significato. Si fermeranno, le parole, forse solo quando i testi ancora caldi di stampa verranno consegnati in Provincia per la presentazione ufficiale, la mattina di quel lunedý 27.

Solo per un attimo.

Dopo le parole continueranno a muoversi, negli occhi e nel cuore di chi li leggerÓ, aprendo emozioni, riconoscendo esperienze, confermando dubbi e domande, conquistando apprendimenti.

Accompagnano queste parole in movimento altre mille e mille parole, che non sono state fotografate, ma sacrificate ai vincoli che sempre ci sono nella vita: il numero di pagine, il numero di battute. Quelle scritte parlano per quelle dette, ma non scritte e trascritte. E con loro, le parole scritte e dette, parlano le non parole. Le intensitÓ, le emozioni, di qualsiasi segno esse siano state, di rabbia e gioia. Sono quelle che pi¨ dicono, a volte urlando, a volte sussurrando.

Per chi come me ha avuto l'occasione di vivere e partecipare, come tutor dell'edizione del 2008 di Figli con disabilitÓ, il momento della redazione della pubblicazione Ŕ stato anche un modo per riincontrare tutti, collegare parole a nomi, visi, voci e toni di voci, emozioni, luoghi. Una possibilitÓ per far risuonare dentro tintinnii, con eco che va al cuore e alla testa, lasciando in me segni e messaggi indelebili, penso. Un momento per raccogliere e vedersi rappresentati "pezzi" di buoni compagni di viaggio, compagni, seppur per poche ore, poche mail o pochi minuti al telefono.

"Il vero viaggio sono i viaggiatori" come dice Pessoa.

Un viaggio di tre giri, con tre fermate in ciascuno. Non una stazione identica all'altra. Mai un viaggiatore uguale all'altro, e ovunque e comunque conducenti e passeggeri mai lontani uno dall'altro. Non un paesaggio uguale, ma nello stesso territorio. Stessi colori, seppur con sfumature diverse. Gli stessi suoni, con toni diversi. Gli stessi sapori, con diversi retrogusti.

Ho sentito, dalle parole e dalle non parole dei genitori e di tutti i presenti, innanzi tutto il bisogno o il desiderio (il confine tra i due Ŕ davvero labile), pi¨ o meno consapevoli, di un luogo ed un tempo per esserci, per (ri)trovarsi, per sentirsi ascoltati ascoltando. Di identitÓ e ri-conoscimento. Di con-versazione.. Versare con altri. Stravolgendo l'etimologia (versare in realtÓ deriva dal latino "vertere", che vuol dire "stare con"), versare Ŕ gesto che a me richiama intimitÓ, trasparenza, semplicitÓ, che mette insieme unitÓ e comunitÓ.

Un luogo ed un tempo di emozione, di ricerca di senso, di buona formulazione di domande e di ricostruzione di problemi, dove iniziare a riconoscere diritti in quei piccoli uomini, piccoli e uomini a prescindere dalla condizione di disabilitÓ. Si entrava con domande e si usciva con domande, forse le stesse, ma non pi¨ sole, seppur la solitudine potrÓ accompagnare a volte la ricerca di possibili risposte. Domande saldate attorno alla percezione della necessitÓ di fare cultura, di con-dividere significati e scoperte, prima ancora che progetti e azioni.

Luogo o tempo dei come, pi¨ che dei cosa.

O forse, pi¨ semplicemente - ma le cose semplici sono le pi¨ difficili, (si sa per˛ che quando ci sono i bimbi le cose semplici accadono ancora ) un luogo e tempo dove avveniva il semplice ed autentico fatto che persone incontravano persone, evento oggi sempre pi¨ raro. Legami emotivi e invisibili saldati sulla percezione della necessitÓ di fare rete, mettersi insieme. Per non sentirsi pi¨ soli, proprio come troviamo scritto nei volantini e depliant della Provincia di Milano che presenta il progetto "Figli con disabilitÓ".

Insieme.

Ricordo, durante uno degli ultimi incontri, il sottofondo delle voci pi¨ o meno alte dei bimbi che giocavano nella sala vicino con educatori e volontari, mentre i grandi si confrontavano proprio sul tema della "famiglia di fronte alla disabilitÓ". Come a dire del pensiero costante dentro testa e cuore di papÓ e mamma per il proprio piccolo, inalienabile, inconfondibile. Sempre vicino, anche quando non qui. Diversa normalitÓ. Colonna sonora di una vita.

Ad un certo punto, un bimbo con sindrome di down, con una paciosa camminata Ŕ scappato per abbracciare forte il suo papÓ e per rimanere poi con noi, sedendosi orgoglioso accanto: come dire, fin da piccoli, "nulla su di noi, senza di noi".

Paolo Aliata - LEDHA

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