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Persone con disabilità

A cura di Ledha

Archivio notizie

31/10/2008

Il mio "Week end care"

Una mamma racconta l'esperienza vissuta con il figlio al progetto di Diapason e L'Abilità di costruzione di una rete familiare che soll(i)eva le famiglie con bimbi con disabilità.

La disabilità di un bambino porta tutta la famiglia all'isolamento sociale: l'accudimento, le terapie e le preoccupazioni giornaliere impegnano tutte le risorse famigliari, fino al totale distacco con gli ambienti circostanti e la perdita di relazioni.Nasce così il bisogno fondamentale di recuperare, per queste famiglie, il tempo delle proprie cose, della quotidianità e della socializzazione.

WE Care è un progetto ideato e promosso dalla cooperativa Diapason e dall'associazione L'Abilità e finanziato con i fondi della L. 285/97 il cui scopo è creare una rete di famiglie disponibili ad accogliere bambini con disabilità (di età compresa fra gli zero e i dieci anni) e permettere quindi ai loro genitori un momento di sollievo

Il progetto condotto da una equipe specializzata vuole quindi sia fornire sostegno e sollievo alle famiglie con bambini con disabilità di età compresa tra gli zero e i 10 anni e diminuire il senso di isolamento che sensibilizzare il territorio milanese a nuovi progetti di solidarietà e accoglienza famigliare, coinvolgendo famiglie disponibili all'accoglienza di bambini con disabilità durante il week end (1 volta/mese) e creare così un servizio di sollievo continuativo per le famiglie con bambini con disabilità. Dall'aprile 2007, periodo della nascita del progetto, hanno già aderito 20 famiglie che stanno accogliendo i bimbi una volta al mese. Dopo la selezione, le famiglie accoglienti seguiranno un percorso di formazione (tra una settimana partirà il 3° ciclo) che li preparerà alla relazione e al gioco con il bambino con disabilità.


Ecco le parole di una mamma che raccontano vissuti, emozioni e "sollievi" propri e del piccolo Luca da questa esperienza:

"Sono Caterina, la mamma di Luca. Vi scrivo per raccontarvi l'esperienza di WECARE "dalla nostra parte", dalla mia e soprattutto da quella di Luca.
Frequentando lo 'spazio gioco' dell'associazione L'Abilità mi era stato presentato il progetto dicendomi che era disponibile una famiglia (genitori con tre bambini) ad ospitare Luca una volta al mese, inizialmente per una giornata, poi anche per un week end intero così da darmi un po' di sollievo. La conoscenza sarebbe avvenuta per gradi, poco per volta e insieme, con i tempi che Luca avrebbe deciso.
Il primo pensiero andava a Luca: sarebbero stati in grado di assisterlo adeguatamente? Li avrebbe accettati? Se poi gli fosse venuta una crisi? Nasceva però la possibilità di incontrare dei bambini con cui avrebbe potuto giocare, un allargarsi di amici intorno a lui.
Prevalevano i 'pro', ho continuato allora a pensarci e ne ho parlato alla mia famiglia , a mia sorella e a mia madre. La loro reazione è stata immediata: "Luca ha già una famiglia, ci possiamo pensare noi".
Certo mia sorella mi aiuta molto negli accompagnamenti, nelle emergenze,... ma questo progetto era un'altra cosa: per un'intera giornata, forse per due, Luca sarebbe stato presso un'altra famiglia, avrebbe fatto nuove esperienze, sarebbe stato con dei bambini.
Se passiamo una domenica in famiglia invece ci sono sempre anch'io; con i cognati lo scambio della casa al mare avviene incrociandoci mezza giornata per il passaggio delle chiavi; io e Luca non veniamo invitati a cena .... si pensa sempre che non sia il caso.
Quindi continuavano i pensieri a favore di questo progetto, era 'aria nuova', uno spazio aperto in cui provare ad incamminarsi. E così mi sono detta: "Decideremo io e Luca, incontreremo la famiglia e poi decideremo".

Il primo incontro è avvenuto presso lo spazio gioco di L'Abilità con gli operatori presenti. Sono venuti i genitori da soli per conoscerci e farsi conoscere. I saluti, i racconti di Luca e anche dei loro figli, un caffè insieme e qualche gioco con Luca, sempre tutti insieme. Il tempo scorre velocemente.
Ci salutiamo, ognuno a casa propria per raccogliere le prime impressioni.
Per Luca, Giorgio, il papà, è stato 'amore a prima vista', tanti sorrisi, nessuna crisi. Sonia, la mamma, mi è piaciuta molto, i racconti dei suoi figli, le domande che ci siamo scambiate, ... c'era sintonia.

Ci si sente con gli operatori: "allora ok, tutti e due avete espresso il desiderio di rincontrarvi e di provare a lasciare Luca da solo per qualche ora con Giorgio e Sonia, sempre allo spazio gioco". Proviamo.
Ci si rincontra, ma questa volta ci sono anche i tre loro figli: è subito gioco per tutti, lo spazio è animato da voci, scatole aperte, libri raccontati; non sempre insieme, quasi mai, ma nello stesso spazio; Luca ride, è contento che ci sia Giorgio, lo cerca; sto ancora un po' con Sonia, le racconto come interpretare i gesti di Luca, come e cosa dargli da mangiare. È un sabato pomeriggio ricco di sensazioni ma sono anche molto stanca e ho un gran mal di testa. L'operatore presente si accorge e mi propone di andare a casa, proviamo: Luca rimane qua e poi magari lo riaccompagnano loro.
Saluto Luca, non fa una piega sul mio andarmene, rimaniamo d'accordo che verrò aggiornata.
Verrà poi proposta a Luca di andare a casa loro per qualche ora, lo riaccompagneranno poi a casa nostra in serata; mi arriva un messaggio "Luca entusiasta dell'auto di Matteo, va a casa con loro, tutto bene! Riposati".

Le volte successive saranno loro a venire a prendere Luca a casa la mattina e lo riaccompagneranno per sera. Una volta al mese. Prima e dopo ci si sente, si concordano gli orari, ci si aggiorna sulle ultime novità."

Caterina

 

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