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Persone con disabilità

A cura di Ledha

Archivio notizie

22/03/2009

E che l'uguaglianza dei diritti prevalga (terza parte)

Pubblichiamo la terza edultima parte ed l'intero documento sull'inserimento lavorativo delle persone con disabilità scritto da Claudio Messori.

Uguaglianza e non discriminazione nell'Unione Europea allargata

I principi della parità di trattamento e della non discriminazione sono al centro del modello sociale europeo e rappresentano uno dei capisaldi dei diritti e dei valori fondamentali dell'individuo che sono alla base dell'odierna Unione europea. Possiamo essere fieri dei risultati ottenuti di recente in fatto di parità di trattamento e non discriminazione.
E' stato fatto molto nel breve periodo apertosi quando gli Stati membri hanno convenuto sulla necessità d'intervenire collettivamente a livello europeo per affrontare la discriminazione fondata sulla razza o l'origine etnica, la religione o le convinzioni personali, l'età, gli handicap o le tendenze sessuali. Gli interventi in questo settore si sono basati sulla notevole esperienza dell'UE nell'affrontare la discriminazione sessuale.

L'Organizzazione Mondiale della Sanità , nella Conferenza Ministeriale europea sulla Salute mentale tenutasi a Helsinki il 12-15 gennaio 2005, attiva un piano d'azione sulla salute mentale per l'Europa per "Affrontare le sfide, creare le soluzioni" atte a:
- garantire una formazione professionale per coloro che soffrono di problemi di salute mentale e sostenere l'adattamento dei luoghi e delle pratiche di lavoro alle loro speciali esigenze, con l'obiettivo di assicurare il loro accesso al sistema occupazionale competitivo;
- monitorare la salute mentale correlata al lavoro mediante lo sviluppo di indicatori e strumenti appropriati;
- elaborare politiche e mettere in atto attività destinate alla lotta contro lo stigma e la discriminazione, alla promozione del benessere mentale anche all'interno di ambienti di lavoro e di studio salutari;
- sviluppare relazioni di partenariato che favoriscano la cooperazione intersettoriale ed eliminare gli ostacoli che impediscono il lavoro congiunto.

La Repubblica Italiana ha promulgato il 1 marzo 2006 la legge n.67 "Misure per la tutela giudiziaria delle persone con disabilità vittime di discriminazioni" a piena tutela del principio di parità di trattamento e delle pari opportunità nei confronti delle persone con disabilità di cui all'articolo 3 della legge 5 febbraio 1992, n. 104, al fine di garantire alle stesse il pieno godimento dei loro diritti civili, politici, economici e sociali e facendo salve, nei casi di discriminazioni in pregiudizio delle persone con disabilità relative all'accesso al lavoro e sul lavoro, le disposizioni del decreto legislativo 9 luglio 2003, n. 216 , recante attuazione della direttiva 2000/78/CE per la parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro, proibendo la discriminazione in materia di occupazione e condizioni di lavoro.
Ciò viene rafforzato, soprattutto per quanto riguarda le discriminazioni nei confronti delle persone con disagio psichico, dalla relazione al Parlamento Europeo del 18.7.2006 (2006/2058(INI) sul miglioramento della salute mentale della popolazione. Si sottolinea il ruolo vitale dei datori di lavoro nell'assumere e mantenere gli individui che hanno conosciuto il disagio psichico e il ruolo della UE nella lotta contro le stigmatizzazioni e le discriminazioni che le persone con disturbi psichici subiscono.

 

Parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro

Si osserva, inoltre, che la direttiva 2000/78/CE in materia di occupazione, stabilisce un quadro generale per prevenire la discriminazione basata sull'handicap e che deve essere oggetto di piena esecuzione, ritenendo essenziale che le malattie psichiche siano considerate un handicap in tutti gli Stati membri e rammentando alla Commissione che le persone affette da handicap e malattie croniche sono vulnerabili e necessitano di un particolare sostegno per prevenire lo sviluppo della depressione e di altre patologie mentali. Si ritiene inoltre di sensibilizzare maggiormente l'opinione pubblica, le parti sociali e gli altri organismi responsabili in merito alla salute mentale, alla prevenzione e alle opzioni terapeutiche, al fine di promuovere l'integrazione delle persone affette da malattie psichiche o handicap nella vita professionale possa indurre la società ad una maggiore accettazione e comprensione.

Si va a rafforzare con la Conferenza Europea ad alto livello "Insieme per la salute mentale e il benessere" del 13 giugno 2008 riconoscendo l'importanza e la pertinenza della salute mentale e del benessere per l'Unione Europea, i suoi Stati membri, i portatori di interesse e i cittadini affinché vengano intraprese azioni in cinque ambiti prioritari, tra cui la salute mentale sul lavoro. Il lavoro reca giovamento alla salute fisica e mentale. La salute mentale e il benessere della forza lavoro costituiscono una risorsa chiave per la produttività e l'innovazione nell'Unione Europea. I cambiamenti nel ritmo e nella natura del lavoro determinano pressioni sulla salute mentale e sul benessere. Si rende necessario agire per arginare l'incremento costante dell'assenteismo e dell'inabilità al lavoro, e per sfruttare il potenziale che non viene utilizzato a causa di stress e disordini mentali, allo scopo di migliorare la produttività. Il posto di lavoro gioca un ruolo centrale nell'inclusione sociale delle persone con problemi di salute mentale. Gli amministratori pubblici, le parti sociali e i portatori di interesse sono invitati a intraprendere iniziative riguardanti la salute mentale sul posto di lavoro relativamente ai seguenti ambiti:

1. miglioramento dell'organizzazione del lavoro, delle culture organizzative e delle pratiche di leadership per promuovere il benessere mentale, favorendo anche la possibilità di conciliare lavoro e vita familiare;
2. realizzazione di programmi di salute mentale e benessere e di programmi di prevenzione e valutazione del rischio per situazioni che possono avere ripercussioni sfavorevoli sulla salute mentale dei lavoratori (stress, comportamenti illeciti come violenze o molestie sul lavoro, alcol, droghe) e piani di intervento tempestivo nei luoghi di lavoro;
3. predisposizione di misure per sostenere l'assunzione, il mantenimento o la riabilitazione e il ritorno al lavoro di persone con problemi di salute mentale o con disordini psichici.
Il 13 dicembre 2006 l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha approvato la Convenzione sui diritti delle persone con disabilità. E' una Convenzione che, a conclusione di un lungo e complesso negoziato, ha individuato nuovi percorsi per il riconoscimento dei diritti delle persone con disabilità. Tra gli articolati (art. 26-27) della Convenzione gli interventi più specifici sono relativi alla riabilitazione e all'integrazione nel mondo del lavoro, la Carta sottolinea l'importanza di non vederli come interventi parcellizzati e a se stanti, ma come componenti di un approccio integrato che consideri nel loro assieme i percorsi di abilitazione e riabilitazione, di formazione professionale, di educazione e di supporto sociali, guardando alla persona nel suo complesso: ossia facilitando «il raggiungimento e il mantenimento della massima indipendenza, della realizzazione personale e della partecipazione in tutti gli aspetti della vita». Nel campo del lavoro, oltre a sostenere la necessità di accedere al mercato del lavoro senza discriminazioni, sottolinea l'importanza di partecipare alla vita sindacale, a partecipare a programmi di riqualificazione e di godere delle stesse opportunità di esperienza/carriera degli altri lavoratori.

Con l'art. 14 del D.lgs. 276/03 e con il suo ripristino attraverso la legge 6 agosto 2008, n. 133 il legislatore ha voluto sicuramente intervenire cercando di sanare quella pesante discriminazione che la legge 68/99 si porta dietro: l'impossibilità di avviare al lavoro i disabili psichici con la stessa modalità di tutti i disabili elencati all'art. 1 della legge, bensì solo "[..]su richiesta nominativa mediante le convenzioni di cui all'art.11[..]" (art. 9 comma 4).

Claudio Messori, per molti anni responsabile Servizio per l'Occupazione dei Disabili della Provincia di Milano

 

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