Melazzini (Pdl): "Dare piena attuazione al PAR"
Medico e presidente di Aisla, Melazzini è candidato nelle liste del Pdl nella circoscrizione di Pavia. Tra gli obiettivi: partire dall'Expo per promuovere un cambio di rotta rispetto al rapporto tra istituzioni, società e disabilità.
Mario Melazzini, 54 anni, è un medico e ricercatore pavese con quasi trent'anni di lavoro alle spalle nella cura dei malati, nella formazione di giovani medici e, negli ultimi 10 anni in particolare - da quando cioè ha scoperto di essere malato di Sla - nel volontariato sociale e nell'impegno a favore delle persone fragili e con disabilità. Negli ultimi tre anni ha collaborato con Regione Lombardia prima come dirigente e poi, dall'ottobre scorso, come assessore alla Sanità. In questo periodo è stato responsabile del Gruppo di lavoro che ha scritto il "Piano regionale per le persone con disabilità", di valenza decennale, ora in fase di attuazione. Da qualche settimana ha annunciato la propria candidatura alle elezioni regionali del 24 e 25 febbraio nella lista del Pdl proprio nella circoscrizione di Pavia.
1. In politica si sale o si scende? Come mai la scelta di candidarsi invece di continuare a svolgere un ruolo di affiancamento e stimolo delle istituzioni come consulente, medico e rappresentante del mondo associativo?
Dopo quasi 30 anni di attività come medico e ricercatore, ho avuto l'opportunità negli ultimi tre anni di mettermi al servizio delle istituzioni prima come dirigente e poi come assessore alla Sanità. Avvicinandosi le elezioni, in molti mi hanno chiesto di mettere a disposizione le mie competenze proseguendo questo servizio. Io sono una persona normale, un cittadino comune come tanti. Ho deciso di accettare questa sfida nella convinzione che si possa fare politica in modo nuovo e diverso, con l'ascolto, il dialogo, la concretezza e la condivisione. Il ruolo di stimolo alla politica dall'esterno è fondamentale ma io credo nella possibilità di cambiare dall'interno il modo di fare politica e di dare risposta ai bisogni delle persone. Per questo ho raccolto con entusiasmo l'invito che mi è stato rivolto ad un coinvolgimento diretto.
2. Come mai ha scelto di candidarsi nelle liste del Pdl?
Le ragioni sono principalmente due. Innanzitutto sono convinto che questo partito rappresenti e proponga meglio di tutti gli altri il modello di società in cui io credo che è quello basato sul protagonismo delle singole persone nella vita sociale e sulla libertà di scelta e di iniziativa in ogni ambito, da quello sociale a quello economico. La seconda ragione è che non voglio che si disperda quanto di buono è stato fatto fino ad ora in Regione Lombardia e credo che la vittoria dell'alleanza di cui fa parte il Pdl possa garantire questo. Parlo in particolare del sistema sanitario - che è tra i migliori in Europa - del sistema di welfare e di istruzione (con la Dote e il buono scuola), dello sviluppo economico, infrastrutturale, agricolo e turistico. C'è tanto di buono e di positivo in Lombardia e ci sono risorse incredibili che meritano di essere tutelate e valorizzate.
3. Il suo programma elettorale spazia su diversi punti: dal welfare all'agricoltura, dall'istruzione alla trasparenza della politica. Se dovesse riassumerlo in poche parole chiave, quali sceglierebbe?
Come dicevo, il mio impegno è rivolto a fare in modo che quanto di positivo e utile è stato fatto da Regione Lombardia negli ultimi anni non venga stravolto. Il principio fondamentale è e deve rimanere la centralità della persona (e delle persona fragile in particolare) e il protagonismo della persona in tutti gli ambiti. Indico due priorità, tra le molte. Innanzitutto la conferma e il rilancio del modello sanitario e socio sanitario lombardo con il completamento del necessario percorso di riorganizzazione che abbiamo iniziato. Nessuna eliminazione di posti letto o strutture dunque; anzi, al contrario conferma del livello attuale dei servizi, cure sempre più adeguate al bisogno dei singoli territori e lavoro in rete per i diversi presidi. Il secondo punto è il lavoro e l'occupazione con l'azzeramento dell'Irap per le imprese che assumono e un'ulteriore semplificazione delle procedure burocratiche per le aziende.
4. Parlando di disabilità, quali sono le priorità del suo programma?
Dare piena attuazione al Piano d'Azione Regionale per la disabilità, perché a tutti sia garantita stessa libertà, stessa dignità, pari opportunità. Un'uguaglianza sostanziale, che metta tutti in condizione di perseguire la propria realizzazione personale e sociale, eliminando ostacoli e limitazioni, materiali e immateriali, e offrendo nuove opportunità ai cittadini.
5. Nel concreto, quali provvedimenti vorrebbe portare a casa entro i primi cento giorni?
Abbiamo davanti la grande occasione di Expo, e da lì vorrei partire per promuovere un cambio di rotta, culturale e pratico, rispetto al rapporto tra istituzioni, società e disabilità. Vorrei rendere Expo un evento veramente per tutti, un modello di fruibilità e accessibilità, non solo nel corso dell'esposizione ma anche rispetto a tutto quello che accompagna la sua costruzione: l'inserimento lavorativo, l'accoglienza dei visitatori, le infrastrutture, la viabilità cittadina e i collegamenti fra la Lombardia e il resto del Paese. Lo inserisco nei provvedimenti dei primi cento giorni, perché serve una forte accelerazione, la data si avvicina.
Allo stesso modo, farò quanto necessario perché vengano messe le basi per la concreta realizzazione della vita indipendente, del case manager e per l'inserimento lavorativo delle persona con disabilità. L'altra cosa che vorrei fare subito è rafforzare la sicurezza dei cittadini rispetto all'eccellenza del sistema sanitario lombardo. E, per ottenere questo risultato dobbiamo incrementare ulteriormente la trasparenza nei processi decisionali e l'efficienza, imparando a raggiungere risultati eccellenti anche con risorse minori.
6. Uno dei temi che più stanno a cuore alle associazioni di persone con disabilità e ai loro familiari è la vita indipendente, diritto sancito dalla legge 162/98 che però spesso viene disattesa. Cosa può fare la Regione?
Ho esplicitamente previsto nel mio programma il sostegno alla vita indipendente delle persone con disabilità in quanto ho molto a cuore l'impegno che abbiamo preso con il PAR disabilità, cioè la necessità di assicurare "il diritto di tutte le persone con disabilità a vivere nella società, con la stessa libertà di scelta delle altre persone" (art 19, Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità). Certamente l'ente pubblico, tanto più in un frangente economico come quello attuale, deve garantire equità nell'accesso ai servizi; occorre passare da un welfare insostenibile e inconsapevole ad un welfare responsabile.
7. Altro tema caro ai genitori di persone con disabilità è il "dopo di noi". In che modo è possibile dare risposte concrete al bisogno di queste famiglie? Ci sono esperienze pilota (regionali, ma non solo) che sarebbe possibile replicare?
“Il dopo di noi" non è solo un tema caro ai genitori di persone con disabilità ma interroga tutti noi; la società è infatti chiamata a strutturarsi in modo accogliente e includente, poiché la persona con disabilità è un cittadino a tutti gli effetti e deve potersi integrare come tutti. Occorre, insieme alla famiglia, attivare da subito tutte le azioni atte a favorire un processo di acquisizione della massima autonomia possibile da parte della persona con disabilità anche in previsione del futuro distacco dai genitori. Tale autonomia si caratterizza sia come "libertà di scegliere" la strada e i percorsi più idonei a realizzare desideri e progetti nel confronto con i dati di realtà, sia come "libertà sociale" intesa come esigenza, propria di ogni persona adulta, di realizzarsi in una dimensione relazionale, attraverso il rapporto consapevole con gli altri. Vi sono interessanti iniziative di housing sociale che promuovono la nascita di residenzialità integrate nel territorio, nelle quali si sviluppano forme di aiuto e solidarietà che coinvolgono anche persone con disabilità, così come esperienze di fondazioni di partecipazione costituite da soggetti pubblici e privati che integrano le risposte territoriali e garantiscono le risorse patrimoniali disponibili.
8. Complice la crisi economica, le persone con disabilità faticano ancora di più a trovare lavoro: sempre più aziende preferiscono pagare una multa per essere esentati dall'obbligo di assunzione previsto dalla legge 68. Regione Lombardia gestisce il Fondo per l'inserimento lavorativo delle persone con disabilità e quest'anno ha stanziato 35 milioni di euro per questo scopo. In che modo investire queste risorse? E il sistema delle doti può essere ancora una risposta al problema oppure si tratta di uno strumento da rivedere?
Poter contare davvero sulla propria piena realizzazione personale e sull'inclusione sociale. Per fare questo bisogna creare un ambiente favorevole e sono tanti gli aspetti che lo determinano: educazione, lavoro, istituzioni, ma anche trasporti, cultura, tempo libero. Credo sia necessario rivedere l'intero percorso di inserimento lavorativo delle persone con disabilità, ripensando i ruoli degli attori istituzionali e identificando strutture e figure in grado di accompagnare l'intero percorso. Va pensato un modello dove la persona con disabilità, che esprime un bisogno di accompagnamento nel percorso di inserimento o di sostegno lavorativo, sia messa in condizione di progettare e realizzare tale percorso attraverso una presa in carico da parte del sistema territoriale a prescindere da quale soggetto della rete venga intercettato. Infatti, ogni soggetto della rete (operatore accreditato, enti locali, ecc..) deve essere in grado di offrire un primo servizio di orientamento che porti ad identificare il soggetto più idoneo per la "presa in carico" della persona con disabilità, in relazione al bisogno espresso e alla tipologia di invalidità evidenziata. Ci deve essere una appropriata valutazione del bisogno, delle capacità e del potenziale della persona, in modo da individuare le possibilità di inserimento maggiormente efficace sia per il lavoratore che per l'impresa. Ci vogliono punti di riferimento validi e costanti, figure, come il case manager, che trasformino i bisogni in soluzioni concrete. Essere affiancati, accompagnati nel proprio percorso per migliorare la qualità della vita, eliminare ostacoli e limitazioni ed avere nuove opportunità, risposte personalizzate e continuative per permettere alla persona di fare scelte consapevoli auto-realizzandosi e superando lo stato di esclusione sociale. Il Case Manager consente una corretta gestione dei servizi offerti attraverso la dote, nel rispetto dei reali bisogni della persona con disabilità, lo strumento che continuerà a garantire la ricomposizione della risposta.
9. Una delle sfide più impegnative per la prossima giunta regionale sarà la riforma del welfare. Se sarà eletto in consiglio, quali saranno i suoi capisaldi su questo tema?
Un sistema di welfare che metta al centro la persona e la famiglia. Concretamente, significa rendere sempre più accurata la valutazione del bisogno, tenendo conto anche delle condizioni sociali e familiari, orientare e accompagnare la persona, attraverso punti di accesso semplificati al sistema, integrare le risorse e le politiche, per garantire libertà di scelta alle famiglie rispetto ai percorsi di assistenza e appropriatezza delle prestazioni.
10. Perché le persone con disabilità dovrebbero votarla?
Il mio motto è "liberi di essere", il mio impegno è che questo diventi realtà in tutti gli aspetti della vita e che ogni persona possa essere libera di scegliere e compiersi nel proprio personale percorso.
Sono uno qualunque e penso a fare politica come ho sempre fatto il medico, e ho operato nelle associazioni pensando al bisogno e al bene comune delle persone.
Si tratta di un impegno che non riguarda solo la disabilità, ma investe tutti gli ambiti, in quanto mira a costruire una società più aperta, senza barriere né fisiche né culturali né sociali, e quindi più vivibile per tutti.
11. Perché le persone non-disabili dovrebbero votarla?
Per le stesse identiche ragioni, non ci sono differenze. Vorrei mettere le mie competenze e la mia esperienza al servizio di una politica che sa ascoltare, che parte dalla persona, da ogni persona, e stimola la partecipazione e la responsabilità di tutti.

