Questo sito utilizza cookie. Proseguendo la navigazione si acconsente al loro impiego in conformità alla nostra Cookie Policy.
Informativa estesa         

Persone con disabilità

A cura di Ledha

Ultime notizie

06/10/2020

Inclusione scolastica, Italia condannata dalla Corte europea per i diritti dell'Uomo

Per due anni una bambina con autismo non ha avuto un'adeguata assistenza. La Corte ha stabilito la condotta discriminatoria: la mancanza di risorse non può limitare il diritto all'istruzione dei più fragili

La Corte europea dei diritti dell’uomo (CEDU) ha condannato l’Italia per non aver garantito il diritto all’istruzione di una bambina con disabilità che, all'epoca dei fatti, frequentava la scuola elementare. L’Italia -ha stabilito la CEDU- ha una legislazione che garantisce un supporto adeguato ai bambini con disabilità, ma non la applica: quindi accertato la violazione dell’articolo 14 (divieto di discriminazione) della Convenzione europea dei diritti dell’uomo e dell’articolo 2 del Protocollo Addizionale n. 1 (diritto all’istruzione). La sentenza “G.L. contro Italia, ricorso n. 59751/15” -pubblicata il 10 settembre- è relativa al caso di una bambina con autismo residente in Campania, che, durante i primi due anni di scuola elementare, non ha ricevuto il supporto specializzato previsto alla legge, ovvero l’insegnante di sostegno. Per far fronte a questa carenza, i genitori sono stati costretti a ricorrere a un supporto privato.

“La Corte di Strasburgo ha stabilito che è stato leso il principio di non discriminazione, in relazione al diritto all’istruzione. La bambina non ha potuto continuare a frequentare la scuola primaria in condizioni di parità con gli altri bambini. E la ragione di questa discriminazione sta nella sua condizione di disabilità”, spiega Marilisa D’Amico, avvocato e professore ordinario di Diritto costituzionale e Giustizia Costituzionale presso l’Università degli Studi di Milano.

I genitori si erano inizialmente rivolti alla giustizia italiana per ottenere il ripristino del servizio. Ma le due istanze non avevano avuto esito favorevole: sia il Tribunale amministrativo regionale della Campania, sia il Consiglio di Stato avevano respinto le richieste dei genitori sostenendo, tra l’altro, che l’amministrazione aveva dovuto fronteggiare una riduzione di risorse pubbliche. “I giudici italiani -prosegue la professoressa D’Amico- non hanno preso in considerazione il fatto che la mancata assistenza, anche se per un periodo limitato, ha causato un danno alla bambina. Al contrario, la Corte europea ha ribadito che in nessun modo i problemi legati alla mancanza di risorse economiche possono limitare il diritto all’istruzione. Specialmente quando si tratta di persone fragili”.

Nel testo della sentenza, la Corte europea ha chiarito che il diritto all’istruzione è indispensabile e che deve essere garantito a tutti i bambini con situazioni di disabilità. Adottare leggi volte a sostenere i bambini che hanno alcune difficoltà  -puntualizza la corte- non è sufficiente: è necessario, infatti, assicurare sostegni effettivi per favorire autonomia e socializzazione. Il sostegno, quindi, deve essere concreto ed effettivo. In conclusione, la CEDU ha condannato l’Italia ha pagare 2.520 euro alla famiglia della bambina per i danni materiali e altri 10mila euro per i danni non patrimoniali. Oltre al pagamento delle spese (4mila euro).

 

Condividi:

FISH - Federazione Italiana per il Superamento dell'HandicapLedha - Lega per i diritti delle persone con disabilità

Ledha Via Livigno, 2 - 20158 Milano :: tel. 02 6570425 :: info@ledha.it

Informativa sull'uso dei cookie

Realizzato da Head&Hands & MediaDesign