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A cura di Ledha

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17/11/2020

RSA, l'appello dei familiari: "Riaprire le visite"

Una ventina di cittadini lombardi hanno scritto al ministro della Salute e a Regione Lombardia per chiedere alle istituzioni di garantire agli anziani ricoverati il diritto agli affetti e a un'assistenza completa

Riaprire le porte delle residenze sanitarie per anziani (RSA) ai familiari delle persone ricoverate e riportare all'interno delle strutture -con le dovute attenzioni- i servizi di animazione, fisioterapia e assistenza, oltre al conforto dei religiosi, necessari al benessere fisico e psicologico degli anziani. È la richiesta che arriva da un gruppo composto da una ventina di cittadini lombardi, parenti e familiari di anziani ricoverati in queste strutture e che, dallo scorso marzo, hanno avuto pochissime occasioni di contatto con l'esterno e con i propri cari.

"Chiediamo al ministro della Sanità e a Regione Lombardia di disporre immediatamente norme che impongano alle RSA di garantire ai loro ospiti il diritto agli affetti, alla socialità e a un'assistenza completa ed effettiva, che non consista nella sola cura dell'igiene personale, del nutrimento e della somministrazione di farmaci, ma che conforti l'anziano con una qualità di vita degna di essere vissuta", si legge nel testo della lettera.

Dopo la prima fase di chiusura totale, tra marzo e aprile, nel corso dell'estate in molte strutture erano stata attivate modalità anticontagio che (seppure con molti limiti) avevano permesso l'accesso dei familiari alle residenze sanitarie in cui sono ricoverati i loro genitori, nonni, zii e fratelli. Con il ritorno dell'emergenza e con l'adozione della delibera di Regione Lombardia che ha imposto una nuova chiusura delle RSA, gli anziani ricoverati in queste strutture si ritrovano, ancora una volta, in una condizione di lockdown totale

"Gli ospiti delle RSA: sono privati dal marzo scorso di libertà fondamentali costituzionalmente garantite, alienati completamente dal mondo esterno e dagli affetti, condizione che causa senso di abbandono, isolamento, prostrazione e anche rancore verso i parenti che sono fuori, che sono liberi" prosegue la lettera dei familiari. Inoltre, la mancanza di attività come la fisioterapia può compromettere lo stato di salute dei soggetti più fragili, spesso in modo irreparabile. Lo stesso avviene per la mancanza di attività di stimolazione cognitiva per il mantenimento delle capacità mentali, "che può causare anche decadenze cognitive importanti e irrecuperabili".

In conclusione alla lettera, i familiari esprimono "grande apprezzamento e profonda gratitudine per buona parte del personale delle RSA, di ogni qualifica e mansione, che in questi mesi complicati e bui si è adoperato per cura ed assistenza affettuosa e premurosa verso gli ospiti delle stesse".

 

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