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Persone con disabilitą

A cura di Ledha

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04/04/2019

"Open call for needs"

Caregiver, medici e persone con disabilitą possono sottoporre agli artigiani-digitali di "OpenDot" il proprio bisogno. Per progettare e costruire ausili personalizzati e replicabili per tutti gli usi della vita quotidiana

Che cosa fare una persona con disabilità quando ha bisogno di un ausilio personalizzato? Come, ad esempio, un cucchiaio sagomato in maniera particolare per essere afferrato con più facilità o una bicicletta speciale per una bambina con disabilità. Trovare una soluzione può non essere facile, ma una buona risposta può venire dal fablab “OpenDot” che nelle scorse settimane ha lanciato la “Open call for needs”.

Serve però un passo indietro. I fablab sono “luoghi con tecnologie di fabbricazione digitale”, spazi aperti a tutti che hanno un set di tecnologie digitali facilmente utilizzabili, pensati per consentire a chiunque di progettare e costruire delle cose. Personal computer e stampanti 3D, tanto per fare un esempio, ma anche strumenti più sofisticati per il taglio e la sagomatura di oggetti in legno o altri materiali. “Queste tecnologie hanno un altro elemento fondamentale in comune: sono controllate da un computer. Una volta che hai capito come progettare un oggetto, puoi condividerlo con chiunque in qualsiasi parte del mondo, può essere replicato un numero infinito di volte, oppure può essere modificato per creare un oggetto derivato”, sintetizza Enrico Bassi, coordinatore del fablab “OpenDot”.

Tra i filoni di ricerca del laboratorio ci sono la salute e la cura, progetti avviati in collaborazione con la fondazione “Togherter To Go” (TOG). “Ogni fablab ha una sua amina: c’è chi lavora molto con le comunità locali, chi con le scuole e sviluppa progetti educativi. Noi lavoriamo prevalentemente sul tema della salute -spiega Bassi-. Non sviluppiamo dispositivi medicali in senso stretto, ma oggetti che una persona si costruisce per risolvere un problema della quotidianità: dai giochi per bambini con disabilità a software per la riabilitazione a mobili per chi ha esigenze specifiche”.

Tra gli oggetti sviluppati recentemente da “OpenDot” c’è “Glifo”, un supporto per la scrittura, realizzato su misura grazie alla stampa 3D. Leggero, lavabile e regolabile, “Glifo” è stato co-progettato da maker, designer, esperti di kinesiologia, terapisti e le famiglie dei bambini, coinvolti in risposta a un bisogno specifico: quello di avere un’impugnatura funzionale che tenga conto delle difficoltà motorie di un bambino con patologia neurologica complessa per riuscire a scrivere e disegnare in autonomia. Rispetto alle impugnature in commercio, Glifo lavora sulla parte dorsale della mano disincentivando la contrazione dell’arto e rendendo l’attività riabilitativa efficace sia in ambito scolastico che domestico. Creato attraverso software parametrico e realizzato in fabbricazione digitale, Glifo è una soluzione su misura dell’utente, funzionale, a basso costo, accessibile, bella e, dunque, inclusiva.

“Noi sviluppiamo sempre soluzioni in co-progettazione -sottolinea Enrico Bassi-. Le persone che vengono da noi non si limitano a chiederci di realizzare un ausilio. Sono persone che sul mercato trovano oggetti che vanno più o meno bene, ma non benissimo. E che quindi hanno bisogno di adattare un oggetto già esistente o costruirla da zero, perché non esiste”.

All’interno del progetto europeo DDMP (Distributed design market platform), “OpenDot” con il supporto della Fondazione TOG ha lanciato la “Open Call for Needs” invitando persone con disabilità e caregivers a inviare necessità e bisogni da trasformare in sfide progettali per migliorare o agevolare azioni quotidiane (vestirsi, mangiare, scrivere,…). La raccolta dei bisogni avviene attraverso un modulo online che può essere compilato anche in forma anonima: chiunque può partecipare, non sono necessarie competenze o conoscenza scientifiche, ma l’esperienza. Ossia l’essere esperti di un determinato bisogno e di volerlo condividere. C’è tempo fino al 14 aprile per presentare la richiesta. 

 

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