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Persone con disabilitā

A cura di Ledha

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24/03/2020

Lavoro, felicitā e diritto di voto. Cosa sognano le persone con sindrome di Down

Sono i temi al centro dei sondaggi "Ora parlo io" e "It's my say" realizzati da CoorDown in occasione della giornata mondiale. Il 71% degli intervistati č felice della propria vita

Cosa pensano e cosa vogliono le persone con sindrome di Down? Vogliono una vita piena e felice, assieme alla propria famiglia e ai propri amici. Vorrebbero lavorare, ma non tutti hanno la possibilità di farlo. Vogliono vivere in una società che sia in grado di superare gli stereotipi legati alla loro condizione e vogliono partecipare attivamente alla vita politica dell’Italia.

In occasione della Giornata mondiale sulla sindrome di Down (21 marzo), CoorDown ha intervistato oltre 2.500 persone (tra i 14 e i 65 anni) tramite il sondaggio “Ora parlo io” e poi la ricerca internazionale “It’s my say” (a questo link è possibile partecipare e compilare il sondaggio) per indagare temi come felicità, lavoro, consapevolezza e diritto di voto. La scelta di raccogliere la voce e i desideri delle persone con sindrome di Down è un modo concreto per sostenere l’autodeterminazione e la self advocacy e metterle effettivamente al centro delle decisioni che influenzano le loro vite.

Il 71% delle persone con sindrome di Down intervistate afferma che è felice della propria vita. Con diverse risposte multiple a disposizione il campione intervistato rivela che il 91% dichiara che per la sua felicità sono importanti la famiglia e la presenza di amici. Per il 77% essere felice si associa alla possibilità di vivere un amore. Il 53% afferma che sono studio e lavoro i fattori determinanti della sua felicità. Tra quanti lavorano il 76% afferma che gli piace molto il proprio lavoro, il 64% sta molto bene con i colleghi, ma solo il 17% li frequenta fuori del lavoro. Tra quanti non lavorano: l’81% dichiara che vorrebbe molto lavorare. Tra le professioni che venivano proposte: il 30% vorrebbe lavorare nello spettacolo, il 28 % in un ristorante/bar, il 16% in un ufficio, il 12% nella moda, il 9% in una fattoria e un altro 9% in un magazzino o negozio.

Abbattere stereotipi e pregiudizi e lavorare davvero per una piena inclusione vuol dire prima di tutto dare l’opportunità alle persone con sindrome di Down di prendere coscienza di sé stessi, poter conoscere e riconoscere le proprie caratteristiche e specificità. Uno dei luoghi comuni più ricorrenti è che le persone con sindrome di Down non sappiano di avere una disabilità intellettiva, invece il 71,7% degli intervistati è consapevole della sindrome di Down e addirittura il 39,6% sa che è una condizione genetica, il 24,2% la considera una caratteristica e solo il 6,9% pensa sia una malattia. La promozione della cultura della diversità parte dalle famiglie e nella propria comunità: le persone con sindrome di Down sono tanto più serene quanto le persone intorno a loro accettano le loro caratteristiche e ne parlano senza paure e reticenze.

Ultimo, ma non meno importante, il tema del diritto al voto. Le persone con sindrome di Down hanno diritto al voto. Ma averne diritto spesso non significa poterlo esercitare: non lasciare indietro nessuno in questo contesto significa mettere le persone con disabilità intellettiva nelle condizioni di poter votare assicurando che l'informazione, le procedure, le strutture e i materiali elettorali siano appropriati e accessibili affinché possano conoscere i programmi, le procedure e prendere decisioni consapevoli. L’83% afferma di votare alle elezioni. È un numero decisamente alto, che ci restituisce l’immagine di cittadini consapevoli e responsabili.

“Le opinioni e le aspirazioni delle persone con sindrome di Down ci raccontano una realtà complessa che sfata false credenze e stereotipi”, commenta Antonella Falugiani, presidente di CoorDown. Come quella che porta a pensare che il lavoro per le persone con sindrome di Downs sia un passatempo o un eterno stage. “La stragrande maggioranza invece aspira a trovare la propria autonomia e a sperimentarsi in campi creativi e impegnativi -commenta Falugiani-. Le persone che hanno partecipato all’indagine fanno parte di percorsi di inclusione messi in campo dalle associazioni in tutto il mondo e dimostrano quanto sia forte l’impatto sociale dei progetti realizzati fin dall’infanzia sul vissuto delle persone con sindrome di Down”.

 

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