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Persone con disabilitą

A cura di Ledha

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27/04/2020

Possibili illegittimitą nel nuovo Piano per la non autosufficienza, le associazioni lombarde chiedono il rinvio

Richiesta dell'ISEE ordinario, residenza da almeno due anni in Lombardia e "capacitą di esprimere la propria volontą" sono i requisiti per accedere alla Misura B1 che vengono contestati

Tredici associazioni lombarde*, che da alcuni mesi stanno chiedendo a Regione Lombardia un rinvio del Piano regionale per la non autosufficienza, sono tornate a scrivere all'assessore regionale alle Politiche sociali, abitative e disabilità, Stefano Bolognini e al direttore generale, Giovanni Daverio, per rinnovare la propria richiesta.

Se da un lato, le associazioni firmatarie hanno "accolto con piacere" le decisioni dell'assessorato che, con le ultime delibere di Giunta, ha previsto la continuità di intervento per i mesi a venire e che hanno semplificato le domande di accesso alle Misure B1 e B2 per le persone con disabilità grave e gravissima. Dall'altro, però, le associazioni restano convinte che "la strada maestra rimanga quella di rinviare l’applicazione del nuovo Piano regionale alla fine dell’emergenza Covid 19 e di continuare a garantire continuità alle stesse condizioni dei mesi passati a tutte le persone prese in carico, concentrando così le energie nella gestione dei nuovi ingressi", si legge nella lettera. Questa semplificazione, infatti, non è sufficiente. Le procedure previste presentano ancora un grado di difficoltà non indifferente e rappresentano un ulteriore fonte di stress per una larga parte delle persone e delle famiglie coinvolte. Famiglie che da molte settimane si trovano a vivere in condizioni particolarmente difficili e faticose, a seguito dei provvedimenti adottati per il contenimento del Covid-19, e spesso con un limitato supporto esterno.

Il rinvio del Piano regionale per la non autosufficienza (che ha un costo stimato in 12 milioni di euro) si renderebbe necessario anche per sanare alcuni aspetti problematici sotto il profilo della legittimità (contenuti nella Dgr. 2720 del 23 dicembre 2019 e nella Dgr. 2862 del 18 febbraio 2020) come specifica un documento redatto dal Centro Antidiscriminazione Franco Bomprezzi di LEDHA-Lega per i diritti delle persone con disabilità.

Sono quattro i passaggi che destano maggiore perplessità. A partire dalla richiesta di presentare l'ISEE ordinario per accedere alla Misura B1 e per definire la platea dei beneficiari. Regione Lombardia, infatti, ha scelto di utilizzare la situazione economica dell'equivalente nucleo familiare del beneficiario del contributo al posto dell'ISEE Sociosanitario, come previsto dalla normativa nazionale. Inoltre, la DGR di Regione Lombardia stabilisce il divieto assoluto di presentazione della domanda (e quindi di accesso al contributo) nel caso di ISEE superiori a 50mila euro. Una richiesta che, sottolineano i legali del Centro Antidiscriminazione, "risulta in evidente contrasto con quanto stabilito nel Piano Nazionale per la non autosufficienza".

Un terzo elemento di criticità è dato dalla richiesta di residenza in Lombardia da almeno due anni per accedere ai benefici del Fondo. Una richiesta che discrimina in particolare i minori con disabilità e con un'età inferiore a due anni nati in un’altra regione italiana e i minori con disabilità nati all'estero in caso di ricongiungimento familiare. "La Corte Costituzionale -ricordano i legali- ha dichiarato l'illegittimità costituzionale del limite basato sul tempo di residenza anagrafica in Regione Lombardia (...) ritenendo illogico premiare le persone che restano stanziali su un territorio, a scapito di una valutazione del bisogno, che deve sempre guidare gli interventi sociali". Infine, un quarto elemento di criticità è rappresentato dal requisito della "capacità di esprimere la propria volontà" per accedere ai progetti di vita indipendente. Per i legali del Centro Antidiscriminazione Franco Bomprezzi questo requisito è un parametro "da considerarsi vago, privo di base scientifica e culturale, oltre che senza alcun riferimento normativo. È quindi da considerarsi illegittimo, se non discriminatorio".

"Chiediamo a Regione Lombardia di intervenire con urgenza per modificare questi passaggi, anche al fine di evitare futuri ricorsi di natura legale", commenta Laura Abet, avvocato del Centro Antidiscriminazione di LEDHA.

*La lettera è firmata da LEDHA-Lega per i diritti delle persone con disabilità, AISLA, AISM, ANFFAS Lombardia, ANGSA Lombardia, Associazione Famiglie SMA, Associazione Aldo Perini, AUS Niguarda - Associazione Unità Spinale, Comitato 16 novembre, Comitato Lombardo per la Vita Indipendente, Comitato Uniti per l’Autismo, Huntington ONLUS, UILDM – Comitato Regionale Lombardo Unione Lotta alla Distrofia Muscolare

 

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