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Persone con disabilitā

A cura di Ledha

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31 Marzo 2021

Il nostro posto riservato č proprio quello accanto al vostro

di FISH - Federazione italiana per il superamento dell'handicap

A un anno dallo scoppio della pandemia, FISH prova a tracciare un bilancio delle politiche adottate nei confronti di persone con disabilitā, dei loro familiari e caregiver.

In questo lungo tempo di pandemia abbiamo scoperto e sperimentato sulla pelle e su quella di chi sta al nostro fianco quali siano i posti riservati alle persone con disabilità e dei loro familiari da parte della nostra società, delle istituzioni e della politica:

A casa, assistiti dai nostri familiari, senza ricevere alcuna altra forma di aiuto e sostegno per molte e lunghe settimane.

A casa perché la politica ci considera ancora oggi improduttivi e un peso per la nostra società.

A casa perché in ospedale qualcuno ci avrebbe potuto abbandonare al nostro destino.

A casa cercando di non morire (non riuscendoci sempre) cercando di capire quando fosse il nostro turno per essere finalmente vaccinati.

A casa senza poter andare a lavorare, lavorando sempre meno e con la concreta prospettiva di rimanere senza lavoro.

A casa, a perdere settimane e mesi di scuola, come altri e più di altri per via della mancanza di aiuti e sostegni adeguati previsti dalla legge, per poi finalmente andare a scuola da soli e senza la partecipazione del gruppo di compagni che la normativa ministeriale prevede e che è stata però vergognosamente disattesa da quasi tutte le scuole.

Nelle RSA e negli altri servizi residenziali dove siamo morti in tanti, esposti al contagio e privati dell’accesso alle cure. Chiusi a chiave nelle strutture, senza poter incontrare familiari e amici stretti, mentre il resto della popolazione progressivamente riprendeva ad uscire di casa.

La Commissaria europea all’Eguaglianza ha dichiarato che in tutta Europa le persone con disabilità hanno subito un carico sproporzionato di problemi rispetto agli altri cittadini.

Questo tempo è reso ancora più faticoso perché abbiamo una realistica consapevolezza di quanto poco valiamo per la nostra società: non compariamo neanche nelle statistiche e nei dati raccolti sugli effetti della pandemia e quindi non contiamo.

Gli importanti risultati ottenuti sul lungo cammino dell’inclusione vengono man mano smantellati, restituendoci un Paese meno accessibile più egoista meno solidale e accogliente in cui le persone con disabilità non vengono considerate una risorsa come tutti.

Oggi siamo stanchi e scoraggiati: ma siamo ancora più consapevoli di prima che abbiamo solo sulla carta gli stessi diritti, gli stessi doveri, le stesse opportunità e le stesse responsabilità di tutte le altre persone.

Per questo motivo, in questi mesi abbiamo continuato a lavorare, a impegnarci, a lottare per difendere i nostri diritti che sono gli stessi diritti di tutti, per costruire una società in cui tutte le persone, nessuna esclusa, siano considerate cittadini per continuare a rendere bella la nostra vita, come tutti.

Il nostro posto riservato è proprio quello accanto al vostro.

Niente su di noi senza di noi.

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