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Persone con disabilità

A cura di Ledha

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18 Ottobre 2012

La nostra umanità viene prima

di Antonio Bianchi, Coordinamento bergamasco per l'integrazione  

Leggo le reazioni alla “Legge di stabilità” e mi domando se indignarmi anch'io. Sono stanco di indignarmi a comando, a difesa della mia “categoria”. Vorrei che fossimo capaci di reagire tutti insieme.

Leggo le reazioni alla cosiddetta "Legge di stabilità" e le indignazioni per gli interventi di taglio rispetto alle condizioni di disabilità, sia per le persone direttamente, sia per chi se ne prende cura, sia per la rete di servizi che nel corso degli anni si è attivata per un processo di integrazione sociale.
Leggo e mi domando se indignarmi anch'io. Per lo stridente contrasto con quello che emerge rispetto alla gestione dei fondi pubblici, agli allegri prelievi per i propri lazzi da parte dei diversi mariuoli. Forse è necessario, ma sono stanco di dovermi indignare a comando, per una sorta di riflesso condizionato, attivato dalla parola chiave (disabilità) che pretende di descriverci come "categoria".

Reagiamo giustamente al taglio dei fondi per l'autosufficienza, all'effetto del calcolo dell'irpef anche sugli interventi di assistenza. Ai tagli che colpiscono la "nostra categoria".
La mia reazione ai provvedimenti di questo governo (e non solo di questo) riguarda però l'impianto generale, dentro un quadro che in questi anni ha avuto la pretesa di descrivere e di governare le nostre vite, di persone, non solo "dei disabili".

La crescita espansiva come unico orizzonte a cui fare riferimento.
L'interesse individuale come unico motore che muove l'economia e la società.
Il piano finanziario come punto di osservazione decisivo da cui leggere la società.
Il declassamento di molte attività a costo e non invece investimento.
Il conservatorismo compassionevole, che vede gli interventi sociali come residuali, qualcosa che ci si può permettere se il sistema dei consumi funziona a pieno regime e che si può tagliare se invece le cose vanno così così.

Vedo reazioni che stigmatizzano azioni attribuite ad un nuovo gruppo sociale individuato con nomi che stanno avendo successo, la casta. Reazioni che, a volte in cerca di capri espiatori, perdono il senso delle proporzioni. E di quali siano le voragini attraverso cui il sistema complessivamente si sia impoverito. E i provvedimenti iniqui che vengono attivati, proprio perché indiscriminati, lineari.
A me sembra, ad esempio, che in termini di impoverimento generale il solo aumento dell'Iva del 3% in questo poco tempo, valga molto di più di molte denunciate scandalose leggi e leggine. Che i tagli alla scuola, a tutta la scuola, non solo agli insegnanti di sostegno, sia qualcosa che fa più danni di un uragano Katrina. Ora e in prospettiva.

E allora non vorrei reagire per riflesso condizionato ancorché fondato per le misure che direttamente riguardano la disabilità. Vorrei piuttosto che fossimo capaci di reagire insieme, per respingere misure dentro questa logica illusoriamente espansiva e al rigore finanziario e proporre alternative, che siano praticabili, che disegnino una situazione nuova.

In cui le azioni economiche e sociali di Banca Etica, di Libera, dei gruppi di acquisto solidale, delle cooperative sociali, i condomini solidali, ad esempio, non siano solo belle iniziative. Ma modelli da approfondire e sostenere, e provare ad attuare su più ampia scala. Una situazione nuova in cui noi e i nostri figli non siamo costretti a manifestare in piazza "per la nostra categoria", esibendo i certificati.

Ha ragione Franco Bomprezzi, la manifestazione del 31 ottobre sarà triste. Perché le manifestazioni di categoria sono comunque tristi. Lavoriamo allora come già stiamo facendo nei diversi contesti per individuare obiettivi perseguibili e inclusivi, in cui riusciamo a stare, insieme e con soddisfazione. Tutti. E quando manifestiamo mi piacerebbe che tenessimo i certificati in tasca. La nostra umanità viene prima.

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