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Persone con disabilità

A cura di Ledha

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22 Ottobre 2012

Come possiamo accettare la deriva che ci travolge?

di Nenette Guidi Anderloni, fondatore di “Idea Vita”

Mi si dice che “mancano le risorse” per le persone con disabilità. E lo spirito che anima la costruzione di un welfare che faceva sperare si attenua. E via via scompare.

Mi si dice da tempo che "mancano le risorse" per le persone con disabilità. Mi si dice che, malgrado questo, la Politica si impegna a mantenere attivi i Servizi esistenti. Intanto, lo spirito che ha animato la costruzione di un welfare che faceva sperare, si attenua e via via scompare. Il rigore lo abbiamo subito e rispettato. Stiamo ancora aspettando l'equità.
A parità di risorse, sono convinta che si possa e si debba agire per una loro razionale redistribuzione, per fissare le priorità. Spesso le persone anziane (come me) vengono sottoposte a batterie di costosi esami di controllo di cui non sempre si avverte la necessità. Noi vecchi la nostra vita che la siamo vissuta, non avrebbe più senso destinare queste risorse per sostenere i progetti di vita indipendente di un trentenne con disabilità?

Mi concentro sulla vita indipendente delle persone con disabilità, perché il luogo nel quale si vive, si dorme, ci si sveglia alla mattina determina la vita di una persona. L'atmosfera di questo luogo favorisce la serenità o induce alla disperazione. Costringere un uomo o una donna a vivere in ospedale, o in collegio, o in carcere, o in comunità per tutta la vita è una violenza inaudita. A meno che si tratti di una libera scelta.

Ancora oggi, i modelli residenziali riconosciuti o, come dicono quelli del mestiere, "accreditati" sono ispirati a concetti obsoleti che guardano alla persona con disabilità come a un malato che necessita di interventi sanitari e che per questo deve essere ricoverato e assistito.
All'interno di una visione di questo tipo, la persona con disabilità viene "messa", "collocata", "ricoverata" là dove c'è posto. Senza alcun rispetto della salvaguardia dei legami, degli affetti, della rete territoriale che costituiscono e alimentano la sua vita.

"Residenza sanitaria per disabili" e "Comunità socio sanitaria" sono le soluzioni abitative che vengono offerte alle persone con disabilità, senza una corretta indagine sulle reali esigenze di quella persona, senza il minimo rispetto dei suoi desideri e delle sue aspirazioni. Le persone sono considerate come pacchettini da collocare in qualche posto. Domicilio coatto, si chiama.
I costi delle rette sono noti, così come i vincoli che i cosiddetti "standard" impongono. Spesso gli "standard", lungi dal garantire un certo livello di qualità della vita, suggellano regimi impositivi, rigidi ed imposti. Bisogna fare i conti con il fatidico "minutaggio" che regola i tempi degli operatori. E poi c'è la suddivisione maniacale delle mansioni che porta ad interventi sulla persona frammentati e schizofrenia.

In questi ultimi tempi, numerose famiglie si sono messe in gioco ed hanno investito loro risorse progettuali ed economiche. Alcuni Enti gestori hanno condiviso lo spirito e hanno supportato, investendo anche proprie risorse, progetti residenziali innovativi.
L'innovazione consiste semplicemente nel cercare di realizzare ambienti abitativi che rispondano alle esigenze di piccoli gruppi di persone già abituate a una consuetudine di vita perché, per esempio, frequentano da anni lo stesso servizio diurno o si conoscono da tempo. Sono persone per le quali non sono necessari interventi sanitari, persone che decidono autonomamente quali attività svolgere a casa loro, persone che, attraverso la rete alla quale appartengono, alimentano la propria vita in modo normale.

La rete fatta di associazioni, cooperative, operatori vari, risorse del territorio è l'ambiente nel quale poter sviluppare la propria vita indipendente esercitando l'autodeterminazione che è la caratteristica prima di un uomo libero.
Voi, che siete esperti e saggi, ditemi: È così fuori dal mondo quello che dico? Se davvero riteniamo che il rispetto della persona sia una componente irrinunciabile dei nostri comportamenti, come possiamo assecondare la deriva che ci travolge?

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