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Persone con disabilità

A cura di Ledha

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17/06/2014

Province, regioni e diritti

Di Chiara Viola, tiflologa

La Legge Delrio mette a rischio l'inizio del prossimo anno scolastico per gli alunni con disabiltà. Per evitarlo bisogna intervenire al più presto.

La Legge Delrio (56/14), recante "Disposizioni sulle città metropolitane, sulle province, sulle unioni e fusioni di comuni" fa una prima ridistribuzione delle competenze istituzionali delle Province cui assegna, tra le altre funzioni:
- programmazione provinciale della rete scolastica, nel rispetto della programmazione regionale;
- controllo dei fenomeni discriminatori in ambito occupazionale e promozione delle pari opportunità sul territorio provinciale.

Per le rimanenti funzioni delle Province, la legge riconosce allo Stato e alle Regioni, la facoltà di disporne l'allocazione. Va tenuto presente che molte Province sono state commissariate per evitare l'insediarsi, tramite elezione, di nuove Giunte in questa fase di trapasso.

Alle Province comunque verrebbero certamente tolte tutte le competenze assistenziali.
Cosa debba intendersi per competenze assistenziali provinciali è cosa variamente interpretata e configurata. Attualmente la Regione Lombardia con L.3/08 stabilisce che :
"Le province concorrono alla programmazione e alla realizzazione della rete delle unità d'offerta sociali e sociosanitarie, con specifico riferimento al sistema dell'istruzione, della formazione professionale e delle politiche del lavoro ed in particolare:

e) realizzano interventi a sostegno delle persone con disabilità sensoriali finalizzati all'integrazione scolastica e sostengono programmi di formazione professionale e di inserimento al lavoro delle fasce a rischio di esclusione sociale;

Va tenuto presente che ogni Regione e, all'interno di ciascuna di esse, ogni realtà provinciale ha declinato e strutturato l'assolvimento delle sue competenze in modo anche profondamente differente. Oltre ai servizi per la disabilità sensoriale, solo da un anno anche Regione Lombardia ha convenuto che spettino alle Province i servizi di supporto organizzativo all'istruzione per gli alunni con disabilità.
La Regione da alcuni anni ha finanziato tale supporto relativamente al trasporto di studenti con disabilità per la scuola seecondaria, ma rispetto all'assistenza educativa scolastica ha atteso le sentenze del Consiglio di Stato sull'argomento (1930 dell'aprile 2013 e successive 2391/2013, 3950/2013, 3954/2013), che ne attribuiscono in via definitiva la competenza alle Province motivando che a norma di legge non si tratta di assistenza ma di strumenti di supporto legati al diritto allo studio. Inoltre la Regione ha stanziato propri fondi, ma solo per l'anno scolastico 2013-2014. Non è dato sapere ciò che succederà per l'anno scolastico 2014-15.

Sono due le ipotesi che si presentano in merito alla divisione di competenze e funzioni.
O si continuano a intendere come assistenza questi tre campi (integrazione scolastica per gli alunni con disabilità sensoriali, assistenza educativa e trasporto disabili). In tal caso sono tutte materie di competenza comunale, da trasferire (e si vedrà se e come). Oppure si potrebbe considerare tutto all'interno del diritto allo studio e forse farli rientrare nella programmazione provinciale della rete scolastica (meno probabilmente nelle pari opportunità).

In caso contrario, va considerato che i servizi di supporto agli studenti con disabilità che frequentano le scuole superiori sono sempre (in quasi tutte le province lombarde) stati organizzati e gestiti dai Comuni, e potrebbero continuare "tranquillamente" ad esserlo tramite specifico trasferimento. Mentre i servizi per gli alunni con disabilità sensoriale al contrario devono per loro natura avere un bacino di utenza più vasto di quello comunale in quanto presentano numeri ridotti di utenza e viceversa necessità di competenze specialistiche. Pertanto potrebbero trovare collocazione: presso le sedi distaccate della Regione oppure presso la Asl, o presso le Aziende ospedaliere. Una decizione che spetta alla Regione, in quanto ente competente in materia. Un'altra alternativa potrebbe essere l'estensione - da parte della Regione -alle Province di ulteriori funzioni fondamentali oltre quelle previste dalla legge 56/14.

C'è poi un problema di tempistica. La legge Delrio stabilisce che entro sei mesi dall'entrata in vigore della norma (e quindi entro il 7 ottobre) la Regione deve attuare ciò che comunque entro tre mesi (quindi entro il 7 luglio ) deve concordare con la Conferenza Unificata Stato-Region. Sia in merito alle eventuali funzioni diverse, sia alle complessive modalità di passaggio di personale e risorse ai nuovi specifici enti subentranti.
Occorre quindi cominciare a porsi attivamente il problema e considerare non solo il prossimo anno scolastico, ma soprattutto l'architettura futura in cui esso verrà ad inquadrarsi, tenendo ben presente che, stanti i diversissimi modelli attuali dei servizi provinciali, probabilmente c'è da augurarsi ( e da spingere per ) l'emanazione da parte di Regione Lombardia di un provvedimento "quadro", "elastico", essenzialmente volto ad assicurare prestazioni adeguate ai bisogni delle concrete persone cui altrimenti si rischierebbe di ledere i diritti. Magari, appunto, delineandoli.

L'ultima notizia è che la Giunta Regionale Lombarda nella seduta del 30 maggio scorso ha deliberato la Proposizione di Ricorso alla Corte Costituzionale per questione di legittimità costituzionale della "Legge Delrio". In particolare vengono impugnate, perché lesive delle prerogative regionali costituzionalmente garantite, le disposizioni sul riordino delle funzioni provinciali nella misura in cui comprimono il potere di conferire, secondo i principi di sussidiarietà, differenziazione e adeguatezza, l'esercizio di funzioni amministrative inerenti materie di competenza concorrente o residuale, nonché la configurazione delle province e delle città metropolitane come enti di secondo livello, in quanto lesiva dei principi costituzionali di democraticità e diretta rappresentanza popolare".

Dopo questa mossa di Regione Lombardia, mi chiedo cosa succederà: mi pare un ulteriore elemento di "caos-izzazione" che forse non ci voleva perchè aggiunge incertezza e rende la situazione ancora più complessa e nebulosa. Il che comunque non esime nessuno dal dovere di affrontare e di impegnarsi a governare con responsabilità e possibilmente con lungimiranza il processo di trasformazione in corso...
Quindi, comunque, è ora di pensarci, e occorre fare in fretta, ... possibilmente impegnandosi e assicurandosi che tra tutti ci si metta la testa e magari la si usi per lavorare in funzione di obiettivi sociali generali e condivisi, evitando che possa essere buttato via il famoso povero bambino insieme alla, ormai da tutti riconosciuta sporca e da rinnovare, acqua calda...

 

 

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