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Persone con disabilitÓ

A cura di Ledha

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04/04/2019

Rimuovere gli ostacoli per la libertÓ delle persone con disabilitÓ

Di Mauro Palma

La relazione del Garante nazionale dei diritti delle persone detenute o private della libertÓ personale, che nell'ultima relazione dedica un'attenzione particolare al rischio della segregazione

Questa mia presentazione volutamente riserva le ultime osservazioni al settore più difficile e delicato del compito del Garante nazionale, relativo a quella privazione della libertà che si attua formalmente o impropriamente nel contesto dei trattamenti sanitari o nella residenzialità di persone non in grado di completa autonomia in virtù di vulnerabilità specifiche. Nella Relazione dello scorso anno si è annunciato l’avvio del monitoraggio e del controllo in tale settore e i mesi trascorsi da allora sono stati prioritariamente dedicati alla tessitura del dove e del come rivolgere lo sguardo in quest’ambito, grazie anche all’interlocuzione e alla cooperazione con settori di ricerca universitaria e con l’importante mondo dell’associazionismo e del volontariato. Una collaborazione che ha in primo luogo portato alla costruzione di una base di dati.

La novità, infatti, non ha riguardato soltanto il Garante: ha riguardato anche istituzioni non abituate alla possibilità di essere visitate da un organismo indipendente e che talvolta non percepiscono sé stesse come luoghi di privazione della libertà. Del resto la Relazione stessa include quest’ambito all’interno di un verbo avere cura che di per sé non rinvia a una funzione restrittiva, bensì a un accudimento. Per questo il Garante nazionale ribadisce che i trattamenti sanitari obbligatori determinano di per sé -qualunque siano le condizioni della loro attuazione- una intrinseca coercizione della volontà personale e, quindi, una privazione della libertà dell’individuo di autodeterminarsi.

Pur in un contesto di una normativa che stabilisce criteri di indipendenza nell’assunzione della decisione di ricorrere a trattamenti non volontari, il Garante nazionale deve raccomandare, sulla base delle prime risultanze delle proprie visite, il rafforzamento del controllo sull’indipendenza dei due pareri medici che determinano l’atto del Sindaco, così come deve rivolgere nuovamente al Parlamento la proposta di prevedere legislativamente l’adozione di un registro nazionale di tali trattamenti.

Ciò può aiutare a esaminare il percorso di tali trattamenti nel contesto della presa in carico di una persona a essi soggetta, evitando che l’alternanza tra obbligatorietà e volontarietà di un trattamento si risolva in una permanenza nelle stesse condizioni e nello stesso luogo per lunghi periodi, quasi connotandosi come modalità costante e non eccezionale. Un percorso che spesso determina una ambigua familiarità con un luogo che è invece di non normalità della propria vita quotidiana; un percorso che sfocia in una implicita e progressiva istituzionalizzazione. Questa criticità diviene ancora più forte quando si aggiunge il ricorso a forme di contenzione, meccanica, farmacologica o ambientale, a volte attuate come intervento impropriamente terapeutico. La logica che sottende tali interventi è sempre più quella della sottrazione, spesso anche al fine di proteggere la persona dalla propria autodistruzione: si tolgono cose, a volte si tolgono abiti, si finisce per togliere soggettività. Il tutto nei confronti di persone che avrebbero forse bisogno invece di addizione: maggiore vicinanza, maggiore autonomia, maggiori opportunità di recupero della propria dimensione esistenziale.

Il principio della sottrazione del resto finisce per accomunare quest’area di difficili vite ad altre aree di cui il Garante si occupa: dalle stanze lisce negli Istituti di detenzione, alla mancanza di ogni cosa nelle camere di sicurezza, alle stanze vuote in talune strutture sanitarie. Per questo tra gli ambienti che la Relazione considera abbiamo inserito anche il "locale vuoto" che diviene spesso caratterizzato non solo dall’assenza di cose, oggetti, stimoli, bensì dall’assenza di sogni.

La necessità di agire sull’addizione e non sulla sottrazione riguarda, in modo specifico, lo sguardo che tutte le Istituzioni devono volgere verso le strutture di residenzialità delle persone disabili o anziane che troppo spesso si trovano nella loro concreta vita quotidiana a essere private della libertà personale. Il Garante deve richiedere per esse un impegno straordinario di Parlamento e Governo per rimuovere ogni ostacolo alla loro autodeterminazione. E deve anche richiedere alla società nel suo complesso l’impegno a orientare ogni azione a garantire a ogni persona l’orizzonte dell’integrazione positiva e mai il consolidamento di una situazione che si traduca in una minorità nell’esercizio della propria soggettività.

Le visite alle strutture sono state avviate nell’anno trascorso con tale prospettiva e non soltanto finalizzate alla doverosa verifica delle condizioni di accoglienza e di fornitura dei servizi dovuti. Non sempre è stato semplice entrare all’interno di esse: a volte è stata frapposta la barriera costituita dalla finalità assistenziale e non detentiva della struttura ospitante. Non di meno il mandato del Garante come Meccanismo nazionale di prevenzione previsto dal Protocollo opzionale alla Convenzione delle Nazioni unite contro tortura e trattamenti o pene inumani o degradanti (Opcat) include tali strutture all’interno dei propri obblighi di visita e simmetricamente dei doveri di dare accesso da parte delle Istituzioni ospitanti. Tuttavia, il Garante chiede che la previsione di tali visite e l’impegno a favorirle siano inseriti nell’insieme dei requisiti necessari per l’accreditamento di Istituzioni private: ciò al fine di evitare complicazioni e ritardi nell’accesso alle relative strutture.

Forse, più in generale, è giunto il momento di prevedere il ruolo del Garante nazionale come Meccanismo nazionale di prevenzione all’interno di una norma di rango primario, prevedendo altresì la costruzione di una rete territoriale coordinata con i Garanti regionali per una maggiore incisività dell’azione in tutto il territorio nazionale.

Mauro Palma, Garante nazionale dei diritti delle persone detenute o private della libertà personale
Relazione al Parlamento, 2019

 

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