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Persone con disabilitą

A cura di Ledha

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24/03/2020

Un passo avanti e nessuno indietro

Di LEDHA-Lega per i diritti delle persone con disabilitą

L'assistenza e la cura delle persone con disabilitą non sono attivitą che possono essere sospese in attesa di tempi migliori. Servono interventi a domicilio, tutelando la salute degli operatori

In questi giorni difficili, sono tante le persone che continuano a svolgere il proprio lavoro di assistenza e cura delle persone con disabilità con lo stesso impegno di prima, affrontando i disagi, le fatiche e le ansie del tempo presente. A loro deve andare un ringraziamento e il sostegno da parte di tutti noi e di tutta la società nel suo complesso.
Giungono purtroppo al nostro Centro Antidiscriminazione anche segnalazioni di assistenti familiari e di operatori sociosanitari che si sottraggono al dovere di prestare il proprio lavoro di cura per paura di essere contagiati. Atteggiamenti comprensibili e anche doverosi visti i decreti che si sono succeduti in questi ultimi 10 giorni, che hanno determinato la chiusura, oltre che servizi commerciali, anche di tutti i servizi socio-assistenziali e sociosanitari, non solo per difendere la comunità tutta, e in particolare le persone più fragili, dal pericolo di un contagio altrimenti incontenibile.

In questo contesto di emergenza nazionale, la tutela delle persone con disabilità, mission della nostra associazione, impone ancora più attenzione, perché spesso le persone con disabilità possono essere più esposte dal punto di vista della salute fisica e mentale: in alcuni casi con forti difficoltà nella capacità di tutelarsi rispetto al rischio del contagio. Un’attenzione che deve riguardare anche e soprattutto per le persone con disabilità adulte che vivono insieme a genitori, anche molto anziani, ugualmente da salvaguardare.

La fiducia nella capacità degli Enti pubblici ed enti gestori, che hanno tenuto aperti i servizi fino a pochi giorni fa, quando già da settimane il pericolo del contagio era emerso con forza, in questo difficile frangente è rimasta intatta. Facciamo nostre anche tutte le richieste e le istanze dei lavoratori dell’assistenza che chiedono e, giustamente, pretendono di poter disporre di tutti i dispositivi necessari a svolgere i propri compiti in massima sicurezza. Sicurezza che deve essere garantita a loro e, permetteteci, ancora di più alle persone con disabilità che spesso, proprio in virtù delle loro condizioni di salute devono assolutamente evitare di contrarre il Covid19.

L’interpretazione del Decreto Legge n.18 del 17 marzo 2020 rispetto alle segnalazioni giunte da parte delle persone con disabilità e delle loro associazioni ci porta a sottolineare che l’assistenza a volte può essere necessaria per evitare alla persona con disabilità e alla sua famiglia un grave danno alla salute fisica come a quella mentale.

È per questo motivo che diviene indispensabile ed essenziale trovare un punto di equilibrio: contemperare cioè l’esigenza pubblica di contenimento del virus e la tutela della salute fisica e mentale delle persone con disabilità e delle loro famiglie. Peraltro, nonostante la legittima e indispensabile chiusura in tutta Italia dei servizi per le persone con disabilità, così come stabilita dall’art. 47 del Decreto “Cura Italia” Comuni ed Enti gestori rimangono ancora titolari e responsabili del diritto alla presa in carico della persona con disabilità, così come sancito dall’art. 14 della legge 328/2000.

In sostanza, risulterebbero ingiustificabili e illegittimi i comportamenti di quei Comuni ed Enti gestori che si rifiutassero di prestare l’assistenza necessaria, seppur modificata nella sua attuazione pratica, ai loro cittadini e in particolare alle persone in carico al servizio.

In questa situazione, a tutte le persone con disabilità e in particolare alle persone che richiedono un forte sostegno, devono infatti essere comunque garantiti tutti i servizi e tutte le prestazioni essenziali per poter vivere e vivere in modo dignitoso, a casa propria, esattamente come il resto della popolazione. È necessario quindi trovare un criterio guida per mettere in atto, in modo consapevole e costruttivo, quanto stabilito dall’art. 48 del DL 17 marzo 2020, che stabilisce che le pubbliche amministrazioni forniscono, tenuto conto del personale disponibile, già impiegato in tali servizi, anche se dipendente da soggetti che operano in convenzione, concessione o appalto, prestazioni in forme individuali domiciliari o a distanza o resi nel rispetto delle direttive sanitarie negli stessi luoghi ove si svolgono normalmente i servizi senza ricreare
aggregazione. Tali servizi si possono svolgere secondo priorità individuate dall’amministrazione competente, tramite coprogettazioni con gli enti gestori.

Il punto di partenza e di approdo rimane come sempre il progetto individuale, non come mero documento, ma come analisi dei bisogni delle persone con disabilità, eventualmente espressi anche tramite le loro famiglie.

Occorre quindi che assistenti sociali dei Comuni e responsabili degli enti gestori di servizi accreditati, valutino, ogni singolo caso nello specifico, per comprendere quali siano le effettive esigenze della persona: esigenze che possono essere oggettive (come ad esempio l’assistenza igienica) oppure meno riconoscibili ma, in alcuni casi altrettanto importanti come ad esempio una breve passeggiata fuori casa, effettuata con tutte le protezioni opportune che potrebbe risultare necessaria per la tenuta di equilibri familiari molto precari.

In altre parole è chiaro che le forme individuali domiciliari o a distanza devono essere fortemente personalizzate e costruite in risposta non solo alla necessità di tutela fisica e soddisfacimento delle esigenze primarie, ma anche congegnate per quella parte di persone con disabilità intellettiva psichica, che rischiano di subirne conseguenze negative, anche maggiori del contagio, da questo stato di emergenza comunitario.

In pratica, seppur l’art. 47 del DL 17 marzo 2020 stabilisce la chiusura dei servizi a tutela della sicurezza di tutti, è pur vero che il seguente art. 48 tende a salvaguardare il diritto delle persone che usufruivano di quei servizi alla tutela della loro salute fisica e mentale.

Riteniamo opportuno quindi sottolineare che gli operatori e i responsabili dei loro enti, sono chiamati a continuare con il massimo impegno e la massima responsabilità il loro lavoro di assistenza e di cura, non avvallando alcun tipo di comportamento rinunciatario. È necessario pertanto che si adottino tutte le misure
indispensabili per tutelare la salute degli stessi operatori e della persona fragile, e della sua famiglia, utilizzando la fantasia propria e di quella degli enti gestori, oltre che di quella della famiglia, per individuare accorgimenti e anche interventi, in presenza ma anche a distanza, che permettano di trovare l’equilibrio necessario alla prosecuzione della vita tutti delle persone con disabilità su base di uguaglianza con gli altri.

L’assistenza e la cura delle persone con disabilità non è un’attività che si possa sospendere in attesa di tempi migliori. Ne va della vita e delle dignità di migliaia di persone e del grado di civiltà della nostra società.

Un equilibrio che serve a tutti: alle persone con disabilità, alle loro famiglie, agli operatori ma anche e soprattutto alla comunità intera di oggi e soprattutto domani.

 

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